La città invisibile
Cochabamba si presenta come una cittadina relativamente vivibile e tranquilla. Attraversare la città, anche nelle ore di punta, può essere meno stressante che attraversare Varese, per non parlare di Milano. Tutto attorno si vedono montagne e l’estensione reale non si può apprezzare facilmente. Eppure gli abitanti sono stimati essere un milione e duecentomila. Per osservare la vera città, compresa quella nascosta e invisibile dal centro, si deve osservare il panorama verso sud durante la notte, quando i numerosi quartieri cresciuti sulle colline meridionali si accendono di mille luci.
In una recente visita a una sorgente ubicata sul versante di una montagna al sud della Città, Llave Mayu, ho avuto la opportunità di osservare il panorama dall’alto e per una volta da sud, ovvero dal centro della Cochabamba invisibile. Si tratta di numerosi quartieri cresciuti negli ultimi anni senza pianificazione ne regole. Le colline sono rivestite di case estremamente umili costruite in adobe (fango) o mattoni con tetto in lamiera. Il colore delle case si confonde perfettamente nel contesto arido fatto di terra e arbusti tanto che alla vista quasi scompaiono. Molte di queste aree sono completamente prive di servizi. L’acqua viene consegnata da camion cisterna (aguateros) a domicilio e tutte le case hanno nel cortile o sulla strada dei bidoni (turriles) con i quali raccolgono l’acqua che comperano. La maggior parte delle case non ha bagni e a volte nemmeno strade, e le case si raggiungono solo con sentieri. Le difficoltà sociali forse son ancora peggiori di quelle ambientali.
Ma la città non è invisibile solo cromaticamente. È invisibile anche agli amministratori che continuano a spendere i soldi pubblici in opere spesso discutibili al nord della città. È invisibile alle statistiche ufficiali del municipio e solo studi di associazioni e organizzazioni private sono entrate nel dettaglio socio economico di questa realtà, scoprendo una realtà di migrazione dal campo verso la città, in fuga da terre sempre più scarse verso nuove speranze di lavoro. L’urbanizzazione è completamente sregolata così che uno dei lavori maggiormente redditizi in queste aree è quello dei “loteadores”, ossia persone che senza averne diritto e forti di una sostanziale assenza di controlli vende terreni con titoli di proprietà fasulli a famiglie che vogliono trasferirsi in città. Su questi terreni vengono costruite case, molto spesso umilissime, che generano altrettanto frequentemente conflitti con i residenti già insediati, indipendentemente che questi siano titolari legittimi o a loro volta truffati. Non sono rari scontri tra loteadores nuovi e antichi, i quali rivendicano un diritto acquisito sui terreni.
In questa realtà estremamente povera e troppo spesso dimenticata, si vede con frequenza sventolare sulle case piccole bandierine blu e nere. Sono i colori del MAS, il partito del Presidente Evo Morales, che qui costituisce anche il simbolo di una lotta per il riconoscimento dei propri diritti come cittadini. È con Evo Morales che queste persone da anni dimenticate sono ritornate ad avere almeno un poco di speranza e di dignità e soprattutto ad essere al centro del programma che il nuovo municipio, che proprio oggi prende posizione, vuole portare avanti.


