A COCHABAMBA ME VOY

diario boliviano

La città invisibile

Filed under: Diario — Giacomo at 8:10 pm on Sunday, May 30, 2010

Cochabamba si presenta come una cittadina relativamente vivibile e tranquilla. Attraversare la città, anche nelle ore di punta, può essere meno stressante che attraversare Varese, per non parlare di Milano. Tutto attorno si vedono montagne e l’estensione reale non si può apprezzare facilmente. Eppure gli abitanti sono stimati essere un milione e duecentomila. Per osservare la vera città, compresa quella nascosta e invisibile dal centro, si deve osservare il panorama verso sud durante la notte, quando i numerosi quartieri cresciuti sulle colline meridionali si accendono di mille luci.

In una recente visita a una sorgente ubicata sul versante di una montagna al sud della Città, Llave Mayu, ho avuto la opportunità di osservare il panorama dall’alto e per una volta da sud, ovvero dal centro della Cochabamba invisibile. Si tratta di numerosi quartieri cresciuti negli ultimi anni senza pianificazione ne regole. Le colline sono rivestite di case estremamente umili costruite in adobe (fango) o mattoni con tetto in lamiera. Il colore delle case si confonde perfettamente nel contesto arido fatto di terra e arbusti tanto che alla vista quasi scompaiono. Molte di queste aree sono completamente prive di servizi. L’acqua viene consegnata da camion cisterna (aguateros) a domicilio e tutte le case hanno nel cortile o sulla strada dei bidoni (turriles) con i quali raccolgono l’acqua che comperano. La maggior parte delle case non ha bagni e a volte nemmeno strade, e le case si raggiungono solo con sentieri. Le difficoltà sociali forse son ancora peggiori di quelle ambientali.

Ma la città non è invisibile solo cromaticamente. È invisibile anche agli amministratori che continuano a spendere i soldi pubblici in opere spesso discutibili al nord della città. È invisibile alle statistiche ufficiali del municipio e solo studi di associazioni e organizzazioni private sono entrate nel dettaglio socio economico di questa realtà, scoprendo una realtà di migrazione dal campo verso la città, in fuga da terre sempre più scarse verso nuove speranze di lavoro. L’urbanizzazione è completamente sregolata così che uno dei lavori maggiormente redditizi in queste aree è quello dei “loteadores”, ossia persone che senza averne diritto e forti di una sostanziale assenza di controlli vende terreni con titoli di proprietà fasulli a famiglie che vogliono trasferirsi in città. Su questi terreni vengono costruite case, molto spesso umilissime, che generano altrettanto frequentemente conflitti con i residenti già insediati, indipendentemente che questi siano titolari legittimi o a loro volta truffati. Non sono rari scontri tra loteadores nuovi e antichi, i quali rivendicano un diritto acquisito sui terreni.

In questa realtà estremamente povera e troppo spesso dimenticata, si vede con frequenza sventolare sulle case piccole bandierine blu e nere. Sono i colori del MAS, il partito del Presidente Evo Morales, che qui costituisce anche il simbolo di una lotta per il riconoscimento dei propri diritti come cittadini. È con Evo Morales che queste persone da anni dimenticate sono ritornate ad avere almeno un poco di speranza e di dignità e soprattutto ad essere al centro del programma che il nuovo municipio, che proprio oggi prende posizione, vuole portare avanti.

Tamburi a Ushpa Ushpa

Filed under: Curiosità, Diario — Francesca at 8:13 pm on Sunday, May 16, 2010

Nelle ultime settimane i partecipanti al corso di musica di Ushpa Ushpa hanno partecipato alla costruzione dei tamburi che da questa settimana inizieranno a suonare. Le tre giornate necessarie alla costruzione di questi strumenti sono state molto divertenti anche se accompagnate da odori abbastanza nauseabondi dovuti alle pelli di capra rimaste a macerare in acqua, sale e cenere per 2 giorni. Le pelli sono state strizzate, ritagliate, spelacchiate e infine tese e fissate con una corda alle basi dei tamburi. Passati ancora alcuni giorni, e soprattutto seccate le pelli, si è continuato lo spelacchiamento ed è stata tesa ulteriormente la corda. Infine eccoli pronti per essere suonati con forza ed entusiasmo dalla murga di Ushpa Ushpa.

Portugalete

Filed under: Diario — Giacomo at 1:37 pm on Saturday, May 15, 2010

A pochi chilometri da Tatasi si trova Portugalete. Portugalete è un antico centro minerario attivo già all’epoca della colonia spagnola ubicato al limite meridionale dell’altipiano boliviano a circa 4200 metri di quota. Nel periodo di massimo splendore si stima accogliesse circa 1000-2000 persone, costituite da minatori e dalle rispettive famiglie. La produzione mineraria continuò almeno fino al 1894, anno del quale sono presenti testimonianze fotografiche che mostrano le case ancora abitate. Attualmente Portugalete è completamente disabitato. Sono presenti solo un paio di miniere (socavones) ancora sfruttate da un piccolo gruppo di cooperativisti, ma tutte le altre miniere sono state abbandonate.

Portugalete nel 1984, da: http://monografiashistoricasdeportugalete.blogspot.com

Al nostro arrivo, nel tardo pomeriggio, il sole ormai basso e dai toni caldi infuocava ancora più il contrasto tra i sedimenti gialli scavati dalle montagne e gli scheletri neri delle abitazioni e degli edifici funzionali allo sfruttamento delle miniere. Le parti ruperiori degli edifici poco a poco stanno crollando, in parte a causa del saccheggio della legna dei tetti che costituisce un combustibile e un materiale da costruzione molto raro alle quote dell’altipiano, e in parte per l’uso abbondante di adobe (mattoni di fango e paglia). Nemmeno il cimitero ha resistito al saccheggio: delle numerose tombe solo ne rimangono una decina appartenenti agli ultimi abitanti del posto morti negli anni venti.

Tatasi

Filed under: Diario — Giacomo at 11:40 pm on Sunday, May 2, 2010

Tatasi è una miniera ubicata nella parte meridionale del dipartimento di Potosí. La miniera, che produce argento, piombo e zinco, fu sfruttata già durante l’epoca spagnola e continua ad essere una delle miniere più importanti di Bolivia.
Durante la rivoluzione del 1952, per spodestare dal controllo economico dei minerali i tre maggiori impresari minerari, il governo di Víctor Paz Estenssoro firmò la nazionalizzazione delle miniere, grazie al quale circa l’80% degli ingressi prodotti dallo sfruttamento delle risorse naturali passarono da mani private al controllo diretto dello stato. Fu fondata la COMIBOL (Corporación Minera de Bolivia) che era la impresa statale incaricata di gestire e sfruttare le miniere. La COMIBOL sfruttò le miniere boliviane fino agli anni 80, durante i quali, sotto l’influenza neoliberale, poco a poco le miniere vennero cedute ai privati o date in cogestione (riesgo compartido). La miniera di Tatasi rimase di proprietà pubblica, ma fu concessa in sfruttamento a alcuni gruppi di cooperativisti che continuano ancor oggi a sfruttare i suoi cunicoli.
Nell’anno 2003, in seguito a forti precipitazioni che produssero danni alle strutture di mitigazione ambientale della vicina Miniera Abaroa, il governo Boliviano con l’aiuto economico della cooperazione Danese, costruì a Tatasi una serie di opere destinate a limitare il trasporto di residui di lavorazione nel bacino del Rio Tupiza. Le opere furono costruite, ma la leggerezza con le quali furono progettate o eseguite, fece che non durarono nemmeno 10 anni. Durante quest’ultima stagione delle piogge (2009-2010), un evento di pioggia più intenso del “normale” ha fatto tracimare il torrente che passa in mezzo agli accumuli prodotti da decenni di sfruttamento, distruggendo le esili opere difensive e trasportando milioni (?) di tonnellate di scorie (tailings) nel sottostante Rio Tatasi, tributario del Rio Tupiza.
Attualmente la situazione è agghiacciante. Torrenti di acque acide con colore dall’arancione al verde se ne vanno liberamente al fiume con il loro carico di metalli. Durante un nostro sopralluogo per scattare alcune foto ci aspettavamo di doverci scontrare con l’ostilità da parte dei minatori. Con nostra sorpresa questi invece ci hanno accolto molto gentilmente, desiderosi di raccontarci le loro idee. Ci raccontavano di quando costruirono le opere di “mitigazione ambientale” e di come loro, che vivono lassù tutti i giorni dell’anno, avessero cercato di dissuadere gli ingegneri del governo dal mettere in opera strutture tanto esili. Loro che vedevano il fiume ingrossarsi durante i temporali sapevano che i muri ed i canali non avrebbero resistito, ed avevano ragione. L’acqua del torrente si è portata via le mura come se fossero di sabbia ed ha iniziato a scavare per spessori di decine di metri le scorie tossiche. Alcuni di questi minatori che ci parlavano sono proprietari di terreni agricoli ubicati a valle della miniera, dove lavorano le mogli e i figli, e non sanno se stanno avvelenando la famiglia. Ci chiedevano di intervenire, magari con i ragazzi del locale istituto scolastico, perché si occupino loro stessi del monitoraggio ambientale, così che oltre a rompere la monotonia della vita sull’altipiano boliviano, possano apprendere fin da giovani l’importanza della protezione ambientale. Anche se sarà necessario che sia il Governo Boliviano, promotore della Cumbre sul Cambio Climatico, che si muova e metta in pratica le molte buone parole.

Il cambio climatico secondo gli esclusi: cambiare il sistema, non il clima

Filed under: Diario, Notizie — Giacomo at 8:45 pm on Wednesday, April 28, 2010

Nella totale indifferenza della stampa europea si è svolta a Cochabamba la “Cumbre mundial de los pueblos sobre el cambio climatico y los derechos de la Madre Tierra”, conferenza promossa dal Presidente Evo Morales in seguito al sostanziale fallimento, almeno per i paesi del Sud, della Conferenza di Copenaghen.

Alla conferenza hanno partecipato circa 35′000 persone, secondo i dati delle iscrizioni, divise in gruppi di lavoro tematici, conferenze, eventi autogestiti e eventi non autorizzati. Nei 4 giorni di attività, dal 19 al 22 Aprile, si è discusso di temi molto concreti: le cause strutturali del cambio climatico, i suoi effetti, i possibili adattamenti, le conseguenze sui popoli indigeni, il debito climatico, il tribunale internazionale di giustizia climatica e la proposta di un referendum mondiale che permetta ai cittadini di tutto il mondo di esprimersi sullo sfruttamento incontrollato e insostenibile delle risorse naturali. Il motto maggiormente ascoltato durante gli eventi era “cambiare il sistema, non il clima”. E le idee che sono uscite sono interessanti, propositive e molto sovversive.

Il debito climatico, accumulato in secoli di crescita e sfruttamento incontrollato delle risorse naturali, è sanabile solo rompendo le relazioni storiche che lo hanno generato. Questo è fattibile abbandonando l’idea capitalista della crescita continua: abbandonare il “desarrollismo”, principio secondo il quale tutti debbano svilupparsi verso un limite che continua ad essere spostato in avanti, lasciando spazio a modelli di sviluppo in armonia con la Madre Terra. Più concretamente, abbandonare uno stile di vita dispendioso in termini energetici per riscoprire stili di vita sobri, ma non per questo poveri o peggiori.

Un aspetto interessante, anche se emblematico della conferenza, è costituito dall’organizzazione della “mesa popular 18″, che è nata da un insieme di organizzazioni sociali di base in seguito al rifiuto degli organizzatori di trattare all’interno della conferenza i casi nazionali di sfruttamento intensivo delle risorse naturali e contaminazione ambientale. Pertanto, fuori dal campus universitario dove avevano luogo gli eventi “ufficiali”, si sono discussi quei casi che al governo danno maggiormente fastidio. Come il caso della miniera San Cristobal, dove la dialettica politica della difesa della Madre Terra e della lotta al capitalismo crolla davanti allo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali, o la miniera di Coro Coro, dove l’obbligo iscritto nella costituzione di chieder il permesso per lo sfruttamento alle popolazioni originarie si scontra con le criminali strategie della azienda nazionale per l’estrazione (YPFB) che portano alla delle autorità locali.

Al di là degli aspetti contrastanti dell’incontro, che evidenziavano anche le incoerenze di questo governo, il bilancio è sicuramente positivo. Finalmente i popoli indigeni hanno avuto uno spazio per parlare, per esprimere paure e per raccontare le loro esperienze. Fosse anche solo per questo, la cumbre avrebbe già raggiunto un grande risultato. Ma non si ferma qua: per una volta in più si osserva come il sud del mondo, o meglio le nazioni che negli incontri dei grandi non contano, si dimostri in grado non solo di unirsi nella protesta, ma anche di proporre soluzioni alternative, che seppure radicali ed estremamente scomode per il nord, costituiscono l’unica maniera per sfuggire alla catastrofe. Il sud del mondo è capace di futuro ed è capace di proporre alternative percorribili per un mondo differente. E la cumbre organizzata da Evo lo ha dimostrato.

Per chi volesse leggere di più, i resoconti dei gruppi di lavoro e la dichiarazione ufficiale sono scaricabili QUI. Invece la dichiarazione della “mesa popular 18″ è scaricabile QUI.

Concerto rumoristico di Silvana Gargiulo e Nina Dimitri

Filed under: Diario — Giacomo at 5:32 pm on Saturday, April 3, 2010

Lunedì 5 Aprile alle ore 18.00 al teatro Dimitri di Verscio (Terre di Pedemonte, Locarno) Nina Dimitri con Silvana Gargiulo presenteranno un concerto rumoristico. È lo spettacolo che hanno presentato al Tapeque durante la loro permanenza a Cochabamba. Consigliamo vivamente a tutti di andare a vederlo!

locandina

I bambini e gli adolescenti votano a Cochabamba

Filed under: Diario — Francesca at 3:21 pm on Friday, April 2, 2010

Domenica 4 aprile si svolgeranno in Bolivia le elezioni departamentali, con la scelta del governatore e degli assembleisti che guideranno i dipartimenti nei prossimi 5 anni, e anche le elezioni municipali con la elezione di sindaci e consiglieri comunali di tutto il paese. Da alcuni anni la organizzazione “Canarito Pampeño” organizza le elezioni anche per i bambini e gli adolescenti che per motivi anagrafici non possono ancora partecipare alle votazioni ufficiali. Anche noi di “educar es fiesta” abbiamo deciso di participare con i ragazzi che frequentano i nostri progetti. Giovedì 1º aprile abbiamo preparato nelle scuole che frequentano i nostri ragazzi le “mesas electorales” (tavoli elettorali). Queste mesas sono state gestite dai ragazzi stessi con l’appoggio degli educatori. Io ho collaborato nella scuola di Ushpa Ushpa dove Mario, Richard, Javier, Elmer, Michael e Rosa hanno coordinato la votazione. Scontato il risultato: i candidati del MAS (Movimiento al Socialismo, partito del presidente Evo Morales) hanno stravinto con praticamente il 50% delle preferenze. Non scontato invece la presenza di molte schede bianche. I risultati finali delle votazioni giovanili nella città di Cochabamba usciranno nei prossimi giorni.
Noi di “educar es fiesta” riteniamo molto importante questo tipo di esercizio alla democrazia. Infatti imparare fin da giovani l’importanza della participazione alla vita política del paese fa parte del percorso che dovrebbe portare i giovani a diventare cittadini responsabili. Inoltre nella nostra associazione si sottolinea molto l’importanza del poter opinare, dire quello che si pensa anche se bambini o adolescenti, partecipare attivamente alla vita della società e essere riconosciuti come parte attiva della popolazione. Dare l’opportunità di esprimere il proprio voto e riconoscerlo è una maniera di praticare questi principi.

Acqua pulita

Filed under: Notizie, Videoblog — Giacomo e Francesca at 3:34 pm on Tuesday, March 30, 2010


.

Milioni di persone al mondo non hanno accesso ad acqua pulita. Questo video di una campagna della Chiesa svedese, mostra con una forma insolita cosa questo voglia dire. Se ci provoca shock, dovremmo a maggior ragione stupirci pensando a che una delle principali cause di morte per i minori di 5 anni è la diarrea. Spesso provocata dal consumo di acqua sporca.

San Cristobal: una spina nel fianco del governo di Evo

Filed under: Diario, Notizie — Giacomo at 3:24 pm on Monday, March 15, 2010

Quando si vuole stuzzicare i simpatizzanti del governo meno aperti alle critiche, non c’è modo migliore che parlare del progetto minerario di San Cristobal. San Cristobal è una società che dal 2007 sta sfruttando uno dei più grandi giacimenti di argento, zinco e piombo che si trova in Bolivia, a San Cristobal appunto, nell’altipiano sudoccidentale di Potosí. La miniera costituisce certamente il più grande progetto attualmente attivo in Bolivia e uno dei maggiori al mondo. Nei 20 anni di attività prevista verranno estratte giornalmente 70′000 tonnellate di roccia che dai porti cileni raggiungeranno il resto del mondo per essere trasformate in metalli.

Prima di iniziare i lavori il piccolo paese che giaceva sulla ricca collina è stato spostato interamente, compresa la sua chiesetta in pietra e legno. Tutto il paese si è trasferito in case nuove costruite dalla multinazionale che gestisce il progetto (Apexsilver), e dalla quale molti hanno anche ottenuto lavoro.

Per il primo trattamento dei minerali, che avviene in loco, la San Cristobal ha perforato dei campi pozzi che sfruttano un acquifero profondo, fossile. Ogni giorno vengono estratti da 42′000 a 50′000 metri cubi d’acqua, in una zona dove la precipitazione media annuale è di 150 - 200 mm/anno e dove l’evaporazione dovuta al fortissimo irraggiamento solare raggiunge normalmente i 1′300-1′700 mm/anno. La ricarica degli acquiferi è pertanto nulla o eventualmente un’eccezione, tanto che alcuni studi indicano che l’acqua sotterranea attualmente presente è solo quella che è rimasta dell’ultima epoca glaciale, dopo la quale non è avvenuta più ricarica.

Nell’area del progetto minerario e dei suoi campi pozzi, esistono varie piccole comunità che vivono di poco, prevalentemente dell’allevamento di lama e vigogne per il consumo personale. La vita sull’altipiano a circa 4000 metri di quota non è per nulla facile, e per recuperare acqua molte persone sono costrette a fare chilometri a piedi. Cosa succederà a queste persone con lo sfruttamento a grande scala dell’impresa mineraria? Le sorgenti e i piccoli pozzi comunitari continueranno a funzionare? Sono molti a dire di no. Gli stessi interessati indicano che negli ultimi due anni le portate delle sorgenti sono diminuite, le aree umide (bofedales) si stanno poco a poco rimpicciolendo. Ed hanno ragione. Un recente studio di un idrogeologo statunitense, Robert E. Moran, contrattato dal sindacato degli agricoltori dell’altipiano meridionale (FRUTCAS e FSUMCAS) ha confermato i timori, indicando che in base ai pochi dati disponibili non si può che prevedere un futuro arido, nonostante gli sforzi dell’impresa di fare credere che il progetto sia ambientalmente sostenibile. I documenti di impatto ambientale sono stati prodotti dalla stessa azienda sovrastimando grossolanamente le precipitazioni e senza tenere conto che il cambio climatico qui c’è già, e già sta producendo effetti negativi consistenti in una progressiva riduzione delle piogge. Il governo boliviano ha accettato lo studio senza apporre critiche o revisioni, con un atteggiamento che quasi definirei oscurantista.

Attualmente l’impresa si sta facendo carico di distribuire acqua alle comunità che già sono rimaste a secco. Ma per quanto lo farà? Quando si spegneranno i riflettori cosa succederà? O peggio, quando l’impresa chiuderà i battenti, chi si occuperà di bonificare i siti inquinati e di fornire acqua alle persone che li vivono? Sono domande senza risposta e che il governo evita accuratamente. Non c’è una politica di stato relativa al progetto, nonostante all’estero arrivino forte e chiaro le grida e le gesta anti-capitaliste del governo che, stando ai proclami, avrebbe nazionalizzato le risorse naturali boliviane. Una brutta storia.

Cochabamba. De la guerra a la gestión del agua

Filed under: Cultura — Giacomo at 9:35 pm on Wednesday, March 10, 2010

Uno scritto interessante di Raúl Zibechi sui sistemi comunitari di gestione dell’acqua nella periferia sud di Cochabamba. Un’analisi approfondita e reale che ipotizza il sistema di gestione comunitario e partecipativo come un modello reale per concretizzare un nuovo mondo, diverso, che i movimenti “altermondialisti” da tempo evocano.

Ora che lo Stato Boliviano finalmente è presente e inizia a dare segni di interesse nel soddisfare le esigenze idriche del sud della cittá, ora che la nuova costituzione ha sancito il diritto all’accesso all’acqua, cosa sarebbe dei sistemi comunitari? Cosa succederebbe quando finalmente SEMAPA (la impresa municipale) allaccerá le case del sud?

“[...] Se le comunitá lasciassero da parte i loro bacini di accumulo, le loro reti e pozzi d’acqua, starebbero distruggendo quello che furono capaci di costruire in due decenni. Di più: starebbero passando da un servizio decentralizzato e disperso, e per tanto controllabile dalle “basi”, a un sistema centralizzato e concentrato, amministrato da una burocrazia e da tecnici che sarebbero quelli che terrebbero il potere reale su un bene comune e indispensabile per la vita. [...] Centinaia di migliaia di persone hanno dimostrato a loro stesse che sono capaci di fare, di creare qualcosa di nuovo dal niente, con le loro proprie forze. Per chi aspira a un mondo nuovo (”Un altro mondo è possibile”, dice il motto del Forum Sociale), le esperienze come quelle dei sistemi comunitari di gestione dell’acqua saranno decisive. Si tratta, niente meno, che della gestione con successo di beni comuni in un contesto urbano, qualcosa nel quale i movimenti “antagonosti al sistema” hanno avuto poca esperienza.

Ci insegnano che è possibile gestire al di fuori dello Stato e delle grandi imprese private e statali; misero in marcia un modello que consiste in una infinitá di iniziative decentralizzate e orizzontali, di successo e sostenibili, efficienti e senza burocrazie. In qualche modo, le esperienze dei “comitati d’acqua” di Cochabamba anticipano, in modo embrionale, le caratteristiche che potrebbe avere questo “altro mondo”, tanto necessario come possibile.”

Leggi tutto l’articolo, solo in spagnolo, QUI. Alle prossime puntate per la traduzione….

Villa Venezuela

L’autore: Raúl Zibechi è un pensatore e scrittore Uruguayano, Premio Prensa Latina 2003, studioso dei movimenti sociali latinoamericani. Attualmente è membro del consiglio di redazione del settimanale Brecha (Uruguay). Docente e ricercatore dei movimenti sociali alla Multiversidad Franciscana de América Latina. È attivo collaboratore di organizzazioni sociali, di quartiere e di mezzi di comunicazione alternativi. Autore di numerosi libri e saggi.

Nella foto una riunione presso il Comitato Villa Venezuela per stilare il documento diagnostico della rete: tutti gli associati sono invitati e partecipano nella redazione dei documenti che indicano le difficoltà, i problemi, e definiscono le prossime priorità di azione.

« Post più recentiPost più vecchi »