A COCHABAMBA ME VOY

diario boliviano

Dal Sud a Nord: nuove tecnologie per un vecchio continente

Principio Ecosan - by GTZPrima di partire per questa esperienza avevo sentito parlare diverse volte della presenza di stemi sanitari ecologici, bagni e sistemi di depurazione, ma non ne avevo mai visto uno. Infatti nelle nostre regioni ormai la fogna arriva quasi ovunque e la applicazione di sistemi alternativi è lasciata troppo spesso alla sensibilità dei singoli. L’idea della fogna, benché rivoluzionaria, è vecchia e non più adatta ai nostri tempi nonostante il ricordo nostalgico della civiltà romana e della famosa cloaca maxima. Le fogne costituiscono un metodo vecchio, antiecologico, dispendioso e sprecone di smaltimento delle acque reflue [1]. E questo al sud forse lo si puo veder meglio che al nord. Infatti nonostante le tecnologie di “saneamiento ecologico” siano tutte inventate al nord, specialmente in Europa, solo nei paesi sottosviluppati sono state applicate ampiamente e spesso costituiscono la prima scelta, non dettata esclusivamente dalla sensibilità dell’utente, ma anche da criteri economici e ambientali.

In Bolivia sono stati sviluppati numerosi progetti di “saneamiento ecologico descentralizado [2]“, portati avanti da varie organizzazioni di cooperazione internazionale (esempio la GTZ) o fondazioni locali (esempio Agua Tuya). In Bolivia il contesto favorevole alla costruzione di sistemi ecologici nasce prevalentemente dall’assenza di servizi tradizionali, dalla costante emergenza sanitaria (la diarrea infantile costituisce ancora una delle principali cause di morte), dalla necessità di trovare tecniche che necessitano di poche risorse economiche e dalla cronica scarsità di acqua. Nella valle di Cochabamba sono presenti ormai svariati progetti di “saneamiento ecologico”. A La Paz si sta progettando un nuovo campus universitario per 600 studenti le cui acque reflue serviranno per produrre il biogas necessario al riscaldamento della struttura. Nell’altipiano vengono costruiti ad oltre 4000 metri di altitudine biodigestori domestici costruiti con materiale “di risulta”, dove il prodotto giornaliero di una persona produce una quantità di gas equivalente in media al suo consumo energetico e permette inoltre di ridurre l’inquinamento, le infezioni e produce un fertilizzante utile per i campi. I bagni secchi [3], ovvero bagni che separano le urine dalle feci consentendo la produzione di fertilizzanti sicuri e di qualità, sono ormai realtà; certo è necessario ancora tempo perché soppiantino le latrine tradizionali, ma la produzione e la vendita di tali prodotti è tale che in Bolivia esistono almeno due grandi aziende che a fianco delle linee tradizionali hanno iniziato la produzione di latrine secche “NoMix”.

Ma queste tecnologie sarebbero applicabili al nord? Ovvero, sono tecniche “appropriate” solo al sud o lo possono essere anche al nord?

La risposta è chiaramente positiva. Non solo perché costituiscono soluzioni maggiormente rispettose dell’ambiente, ma anche perché se applicate a grande scala permetterebbero una riduzione importante dei costi, soprattutto se si considera che gran parte dei costi di manutenzione delle reti sono dovuti alla manutenzione delle tubature, che nel caso di reti decentralizzate potrebbero diminuire fortemente in estensione.

Per trovare un esempio non bisogna andare troppo lontano. Nel caso di Malnate, mio paese di residenza, l’applicazione di tecniche alternative produrrebbe vari vantaggi. Malnate conta quasi 17′000 abitanti e da anni soffre di una costante difficoltà nell’approvvigionamento idrico, dovuto a varie cause, idrogeologiche (sovrasruttamento dell’acquifero) ma anche sociali (aumento della popolazione e dei consumi). Quasi tutte le abitazioni, con eccezione di quelle periferiche, sono allacciate alla rete fognaria, la quale però non è ancora dotata di depuratore, in progetto ormai da svariati anni. Così le acque reflue attualmente vengono convogliate senza trattamenti alla valle dell’Olona che come molti sanno è fortemente degradata. Che vantaggi potremmo ottenere dall’applicazione di tecnologie “alternative”? Come primo si potrebbe risparmiare molta acqua, circa il 30% [4], dovuto al fatto che i bagni non hanno bisogno di acqua. Gli stessi bagni permetterebbero inoltre di produrre compost o fertilizzanti per l’utilizzo domestico o per la vendita che attualmente sono prodotti in gran parte da fonti fossili (gas e petrolio). Inoltre le acque reflue non conterrebbero feci pertanto potrebbero essere più facilmente depurate, secondo il principio per cui “meno si mescola, più facile è separare e recuperare”. Sono noti ormai veri esempi di acque reflue urbane trattate in vasche di fitodepurazione, come nel caso esemplare della cittadina di Arcata [5], in California, che conta con 17′000 abitanti (come Malnate…) dove le acque reflue sono trattate dal 1979 in vasche di fitodepurazione che con gli anni sono diventate una riserva naturale e un importante centro di nidificazione, costituendo un luogo di ritrovo per attività di osservazione naturalistica e vita all’aria aperta. Altri casi, a più piccola scala, consistono nell’utilizzo delle acque reflue per la produzione di biogas [6] e l’alimentazione di reti cittadine o ricarica le automobili a gas. Se questi metodi fossero affiancati a utilizzo di acque piovane, i consumi idrici si ridurrebbero drasticamente per arrivare, al limite, al soli consumi destinati alla cucina e all’igiene. Le possibilità sono quindi numerose ed applicabili ai casi più differenti. Certo non sono assenti le difficoltà: le principali sono costituite dal cambio delle abitudini e dal rischio ambientale dovuto alla presenza sempre più frequente di ormoni e molecole medicinali nelle urine. Sono comunque in corso studi da parte per esempio dell’EAWAG di Dübendorf (Svizzera) che hanno come scopo il perfezionamento della tecnologia perché sia maggiormente accettata nelle nostre città, e lo sviluppo di metodi di trattamento delle urine per la rimozione delle molecole farmaceutiche.

Sebbene la applicazione in massa di queste tecnologie risulta ancora utopica, la necessità di ridurre i consumi idrici ed energetici, e il riciclo dei nutrienti costituisce già ora una priorità. Se non è possibile pretendere che le case già costruite si adeguino alle “nuove” tecnologie, è certamente doveroso fare in modo che tutte le nuove urbanizzazioni siano dotate di sistemi di risparmio idrico e trattamento decentralizzato delle acque reflue, sicuri del fatto che, seppure richiedano un investimento iniziale maggiore, producono nel tempo vantaggi economici ed ambientali. Sarebbe forse utile a tal proposito ripensare il costo che ha l’acqua nei nostri paesi, costo che non riflette affatto il suo reale valore economico, sociale ed ambientale e, se valutato in termini puramente economici, non giustificherà mai l’investimento in nuove tecnologie.

Ed è proprio in questa linea che conoscere il Sud può permettere di ripensare il Nord.

Note:

[1]: L’acqua che viene immessa nei nostri acquedotti risponde a criteri di qualità estremamente stretti perché possa essere bevuta con tranquillità. Quando non è potabile subisce trattamenti di depurazione e clorazione dispendiosi. Ma solo una piccolissima parte viene utilizzata per dissetarci. Ben il 30% viene utilizzato per gli sciacquoni, ovvero semplicemente per traslare i nostri escrementi dal nostro bagno ad un altro posto, che non sempre è un depuratore. E anche nel caso in cui la rete fognaria disponga di un depuratore, questo non farà altro che limitare solo in parte il danno ambientale: molti dei batteri passano i trattamenti e finiscono nel corpo d’acqua recettore. I nutrienti, contenuti nelle feci e nei detergenti, non vengono riutilizzati ma vengono dispersi nell’ambiente producendo molto spesso problemi di eutrofizzazione dei corpi d’acqua.

[2]: con “saneamiento ecologico descentralizado” si intendono tutte quelle strutture sanitarie basiche (acqua potabile e smaltimento di acque reflue) basate su principi e tecniche rispettose dell’ambiente e sulla decentralizzazione del servizio. Con decentralizzazione si intendono servizi gestiti direttamente da piccole comunità che permettono di ovviare alla cronica assenza dello stato e possibilmente a diminuire gli impatti ambientali negativi. La decentralizzazione mette però a dura prova la preparazione tecnica degli utenti che spesso non possono disporre dell’appoggio di tecnici qualificati. Da qui la conseguenza che necessariamente questi sistemi devono essere semplici e “tecnologicamente appropriati”.

[3]: sono latrine separate in due (dette NoMix) che permettono di dividere l’urina dalle feci. La separazione delle urine consente la disidratazione delle feci più rapida, con conseguente morte dei patogeni. Le feci, mischiate a cenere, dopo alcuni mesi sono pronte per essere utilizzate come fertilizzante permettendo di recuperarne i nutrienti. Le urine rapidamente possono essere utilizzate diluite con acqua per concimare. Le vasche di raccolta degli escrementi sono progettate in modo che siano sottoposte ad una pressione negativa che fa che non escano odori.

[4]: considerando che in Europa i consumi giornalieri pro-capite di acqua potabile si aggirano tra i 150 e i 250 litri, e che gli sciacquoni hanno un volume compreso tra 6 e 15 litri, con un utilizzo medi del bagno di 5 volte al giorno ne risulta che in media il 30% dell’acqua (potabile e di qualità) che entra nelle nostre case viene utilizzata solo per il bagno. L’acqua che entra in contatto con feci e urine si contamina di batteri e si arricchisce in nutrienti. La fogna, che per funzionare correttamente ha bisogno di un certo quantitativo d’acqua, mescola il tutto, spesso anche con acque industriali. Il risultato è un acqua fortemente contaminata alla quale andrebbero applicati vari trattamenti per renderla nuovamente potabile.

[5] Arcata Marsh:
http://www.appropedia.org/Arcata_Marsh_Overview
http://www3.humboldt.edu/engineering/sites/www3.humboldt.edu.engineering/marsh/index.htm
http://en.wikipedia.org/wiki/Arcata,_California

[6] Biogas: teoria e esperienze
http://www.sgc.se/biogasfaq/#question11
http://biogas.wikispaces.com/
http://tallerbiogas.blogspot.com/
http://www.tecnologiasendesarrollo.org/