A COCHABAMBA ME VOY

diario boliviano

Acqua pulita

Filed under: Notizie, Videoblog — Giacomo e Francesca at 3:34 pm on Tuesday, March 30, 2010


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Milioni di persone al mondo non hanno accesso ad acqua pulita. Questo video di una campagna della Chiesa svedese, mostra con una forma insolita cosa questo voglia dire. Se ci provoca shock, dovremmo a maggior ragione stupirci pensando a che una delle principali cause di morte per i minori di 5 anni è la diarrea. Spesso provocata dal consumo di acqua sporca.

San Cristobal: una spina nel fianco del governo di Evo

Filed under: Diario, Notizie — Giacomo at 3:24 pm on Monday, March 15, 2010

Quando si vuole stuzzicare i simpatizzanti del governo meno aperti alle critiche, non c’è modo migliore che parlare del progetto minerario di San Cristobal. San Cristobal è una società che dal 2007 sta sfruttando uno dei più grandi giacimenti di argento, zinco e piombo che si trova in Bolivia, a San Cristobal appunto, nell’altipiano sudoccidentale di Potosí. La miniera costituisce certamente il più grande progetto attualmente attivo in Bolivia e uno dei maggiori al mondo. Nei 20 anni di attività prevista verranno estratte giornalmente 70′000 tonnellate di roccia che dai porti cileni raggiungeranno il resto del mondo per essere trasformate in metalli.

Prima di iniziare i lavori il piccolo paese che giaceva sulla ricca collina è stato spostato interamente, compresa la sua chiesetta in pietra e legno. Tutto il paese si è trasferito in case nuove costruite dalla multinazionale che gestisce il progetto (Apexsilver), e dalla quale molti hanno anche ottenuto lavoro.

Per il primo trattamento dei minerali, che avviene in loco, la San Cristobal ha perforato dei campi pozzi che sfruttano un acquifero profondo, fossile. Ogni giorno vengono estratti da 42′000 a 50′000 metri cubi d’acqua, in una zona dove la precipitazione media annuale è di 150 - 200 mm/anno e dove l’evaporazione dovuta al fortissimo irraggiamento solare raggiunge normalmente i 1′300-1′700 mm/anno. La ricarica degli acquiferi è pertanto nulla o eventualmente un’eccezione, tanto che alcuni studi indicano che l’acqua sotterranea attualmente presente è solo quella che è rimasta dell’ultima epoca glaciale, dopo la quale non è avvenuta più ricarica.

Nell’area del progetto minerario e dei suoi campi pozzi, esistono varie piccole comunità che vivono di poco, prevalentemente dell’allevamento di lama e vigogne per il consumo personale. La vita sull’altipiano a circa 4000 metri di quota non è per nulla facile, e per recuperare acqua molte persone sono costrette a fare chilometri a piedi. Cosa succederà a queste persone con lo sfruttamento a grande scala dell’impresa mineraria? Le sorgenti e i piccoli pozzi comunitari continueranno a funzionare? Sono molti a dire di no. Gli stessi interessati indicano che negli ultimi due anni le portate delle sorgenti sono diminuite, le aree umide (bofedales) si stanno poco a poco rimpicciolendo. Ed hanno ragione. Un recente studio di un idrogeologo statunitense, Robert E. Moran, contrattato dal sindacato degli agricoltori dell’altipiano meridionale (FRUTCAS e FSUMCAS) ha confermato i timori, indicando che in base ai pochi dati disponibili non si può che prevedere un futuro arido, nonostante gli sforzi dell’impresa di fare credere che il progetto sia ambientalmente sostenibile. I documenti di impatto ambientale sono stati prodotti dalla stessa azienda sovrastimando grossolanamente le precipitazioni e senza tenere conto che il cambio climatico qui c’è già, e già sta producendo effetti negativi consistenti in una progressiva riduzione delle piogge. Il governo boliviano ha accettato lo studio senza apporre critiche o revisioni, con un atteggiamento che quasi definirei oscurantista.

Attualmente l’impresa si sta facendo carico di distribuire acqua alle comunità che già sono rimaste a secco. Ma per quanto lo farà? Quando si spegneranno i riflettori cosa succederà? O peggio, quando l’impresa chiuderà i battenti, chi si occuperà di bonificare i siti inquinati e di fornire acqua alle persone che li vivono? Sono domande senza risposta e che il governo evita accuratamente. Non c’è una politica di stato relativa al progetto, nonostante all’estero arrivino forte e chiaro le grida e le gesta anti-capitaliste del governo che, stando ai proclami, avrebbe nazionalizzato le risorse naturali boliviane. Una brutta storia.

Cochabamba. De la guerra a la gestión del agua

Filed under: Cultura — Giacomo at 9:35 pm on Wednesday, March 10, 2010

Uno scritto interessante di Raúl Zibechi sui sistemi comunitari di gestione dell’acqua nella periferia sud di Cochabamba. Un’analisi approfondita e reale che ipotizza il sistema di gestione comunitario e partecipativo come un modello reale per concretizzare un nuovo mondo, diverso, che i movimenti “altermondialisti” da tempo evocano.

Ora che lo Stato Boliviano finalmente è presente e inizia a dare segni di interesse nel soddisfare le esigenze idriche del sud della cittá, ora che la nuova costituzione ha sancito il diritto all’accesso all’acqua, cosa sarebbe dei sistemi comunitari? Cosa succederebbe quando finalmente SEMAPA (la impresa municipale) allaccerá le case del sud?

“[...] Se le comunitá lasciassero da parte i loro bacini di accumulo, le loro reti e pozzi d’acqua, starebbero distruggendo quello che furono capaci di costruire in due decenni. Di più: starebbero passando da un servizio decentralizzato e disperso, e per tanto controllabile dalle “basi”, a un sistema centralizzato e concentrato, amministrato da una burocrazia e da tecnici che sarebbero quelli che terrebbero il potere reale su un bene comune e indispensabile per la vita. [...] Centinaia di migliaia di persone hanno dimostrato a loro stesse che sono capaci di fare, di creare qualcosa di nuovo dal niente, con le loro proprie forze. Per chi aspira a un mondo nuovo (”Un altro mondo è possibile”, dice il motto del Forum Sociale), le esperienze come quelle dei sistemi comunitari di gestione dell’acqua saranno decisive. Si tratta, niente meno, che della gestione con successo di beni comuni in un contesto urbano, qualcosa nel quale i movimenti “antagonosti al sistema” hanno avuto poca esperienza.

Ci insegnano che è possibile gestire al di fuori dello Stato e delle grandi imprese private e statali; misero in marcia un modello que consiste in una infinitá di iniziative decentralizzate e orizzontali, di successo e sostenibili, efficienti e senza burocrazie. In qualche modo, le esperienze dei “comitati d’acqua” di Cochabamba anticipano, in modo embrionale, le caratteristiche che potrebbe avere questo “altro mondo”, tanto necessario come possibile.”

Leggi tutto l’articolo, solo in spagnolo, QUI. Alle prossime puntate per la traduzione….

Villa Venezuela

L’autore: Raúl Zibechi è un pensatore e scrittore Uruguayano, Premio Prensa Latina 2003, studioso dei movimenti sociali latinoamericani. Attualmente è membro del consiglio di redazione del settimanale Brecha (Uruguay). Docente e ricercatore dei movimenti sociali alla Multiversidad Franciscana de América Latina. È attivo collaboratore di organizzazioni sociali, di quartiere e di mezzi di comunicazione alternativi. Autore di numerosi libri e saggi.

Nella foto una riunione presso il Comitato Villa Venezuela per stilare il documento diagnostico della rete: tutti gli associati sono invitati e partecipano nella redazione dei documenti che indicano le difficoltà, i problemi, e definiscono le prossime priorità di azione.