A COCHABAMBA ME VOY

diario boliviano

L’acqua rubata, dalla mafia alle multinazionali

Filed under: Cultura, Notizie — Giacomo at 1:00 am on Friday, November 27, 2009

por Vauro“In Sicilia si fanno processioni e cerimonie religiose per invocare la pioggia, ma quando c’è la pioggia bisogna svuotare le dighe”.

Un testo del 2001 a cura di Umberto Santino tratto dal sito del Centro Siciliano di Documentazione “Giuseppe Impastato”. Una riflessione attuale sull’appetitoso mercato dell’acqua in Italia che si inserisce nella discussione sulla recente approvazione della nuova legge che obbliga al passaggio alla gestione privata delle reti idriche nell’arco di tre anni (DL 135/2009, articolo 15). La mafia è forse l’impresa più solida attualmente in Italia. È legittimo quindi chiedersi quale saranno gli interessi di questa e quali garanzie verranno date contro l’infiltrazione mafiosa nel settore acque.

“La grande “sete di Palermo” del 1977-78 fu l’occasione per l’apertura di un’inchiesta sulle fonti di approvvigionamento idrico nell’agro palermitano. Tra le poche fonti informative esistenti c’era la Carta delle irrigazioni siciliane redatta nel 1940 dalla sezione di Palermo del Servizio idrografico del Ministero dei lavori pubblici, da cui risultava “un aggrovigliarsi di usi di acque delle più diverse provenienze” e individuava 114 sorgenti e 600 pozzi che prelevavano l’acqua dalla pingue falda freatica. Un documento più recente, del 1973, redatto dall’Ente sviluppo agricolo (Esa) rilevava l’esistenza di 1.469 pozzi che attingevano alla falda freatica nella fascia costiera.

Queste acque sotterranee per la grande rilevanza che avevano per il soddisfacimento del fabbisogno idrico della città e delle campagne avrebbero dovuto essere inserite nell’elenco delle acque pubbliche, invece vengono lasciate sfruttare dai privati e in prima fila sono i più noti rappresentanti dell’associazione mafiosa. A dire del magistrato che condusse l’inchiesta, il pretore Giuseppe Di Lello, il criterio nella redazione degli elenchi delle acque pubbliche è il “rispetto” delle acque private. Nel Prga (Piano regolatore generale degli acquedotti) redatto dal Ministero dei lavori pubblici e approvato nel 1968 figuravano solo 13 pozzi, di cui due salini e quattro in via di esaurimento per impoverimento della falda, mentre non c’era traccia dei pozzi ricchissimi d’acqua gestiti dai Greco di Ciaculli, una delle dinastie mafiose più note, e da altre famiglie mafiose: i Buffa, i Motisi, i Marcenò, i Teresi.

Ovviamente la falda freatica andava impoverendosi per il vero e proprio saccheggio perpetrato dai privati e in particolari dai mafiosi e in molti pozzi era già in stato avanzato l’intrusione di acqua marina che ne rendeva impossibile l’uso. L’acqua dovrebbe essere un bene pubblico, invece l’Azienda municipale acquedotto di Palermo (Amap) prende in affitto i pozzi dei privati e negli anni ‘70 il Comune di Palermo paga quella che dovrebbe essere la sua acqua circa 800 milioni l’anno. Particolare significativo: i privati per scavare i pozzi si servono dei mezzi dell’Esa, cioè di un ente pubblico, e con modica spesa realizzano affari consistenti. L’Amap, alla ricerca di nuove acque, trivella le zone povere d’acqua, lasciando le zone più ricche al monopolio dei privati.

Le responsabilità di tale situazione sono state chiaramente individuate, ai vari livelli: dal Ministero dei lavori pubblici all’Assessorato regionale, al Provveditorato per le opere pubbliche, all’Ufficio del Genio civile e, ovviamente, all’Amap. Alcuni fatti costituivano reato e gli atti vennero inviati alla Procura della Repubblica ma l’inchiesta non ebbe seguito.

Un’altra inchiesta condotta nel 1988 si concludeva con il rinvio a giudizio di vari mafiosi, di proprietari di pozzi e di alcuni tecnici, ma il processo si concluse con una serie di assoluzioni”. [...]

Leggi tutto sul sito del Centro Siciliano di Documentazione “Giuseppe Impastato”.

20 anni della Convenzioni Internazionale per i diritti dell’infanzia

Filed under: Diario, Notizie — Francesca at 7:15 pm on Sunday, November 22, 2009

Giovedì 19 novembre ha compiuto 20 anni la Convenzione Internazionale sui diritti dell’Infanzia. Questo testo, proposto dall’Onu e firmato oramai da 193 paesi (ma all’appello mancano gli Stati Uniti e la Somalia) è giuridicamente vincolante e mira a proteggere una delle categorie più vulnerabili: l’infanzia, dagli 0 ai 18 anni. La Convenzione è caratterizzata da 54 articoli e due protocolli opzionali che enumerano diritti fondamentali come il diritto alla vita e alla sopravvivenza, il diritto allo sviluppo, il diritto a essere protetti e tutelati e il diritto a partecipare a una vita familiare, sociale e culturale.
In questi 20 anni la situazione dell’infanzia a livello mondiale è migliorata per certi aspetti, le cifre indicano che la mortalità infantile è diminuita e anche la scolarizzazione è aumentata. Però rimangono grandi problemi come quello del propagarsi del HIV tra i giovanissimi, l’abbandono scolastico prima di terminare gli studi, l’aumento dei bambini che per sopravvivere o per contribuire all’economia familiare devono lavorare in condizioni terribili.
Questi sono problemi molto forti in un paese come la Bolivia dove ogni anno più del 5% dei ragazzi iscritti a scuola abbandonano le loro classi, dove ancora nel 2001 il 20% della popolazione in età scolastica (6-17 anni) non frequentava nessun istituto scolastico, dove il 10% della popolazione attiva economicamente ha tra i 7 e i 17 anni, dove ancora nel 2007 il 60% della popolazione era considerata povera e il 37% estremamente povera e quasi la metà della popolazione ha meno di 20 anni. In Bolivia la mortalità infantile è ancora alta, 45 bambini su mille non raggiungono il primo anno (in Svizzera sono 4 e in Italia poco più di 5).
Per ricordare nel migliore dei modi questa data tanto importante e sensibilizzare il più possibile la popolazione verso le problematiche dell’infanzia, “educar es fiesta” ha partecipato insieme ad altre istituzioni che si occupano della protezione dell’infanzia all’organizzazione di diverse attività svolte durante tutta la settimana in diverse zone di Cochabamba. Per esempio domenica 15 novembre nel barrio “Taquiña Central” dove si sviluppa uno dei progetti di “educar es fiesta”, è stata organizzata una feria educativa dove diverse istituzioni, tra le quali anche anche pubbliche, hanno potuto presentare il loro lavoro in favore dell’infanzia e distribuire materiale in favore della prevenzione contro l’abuso. In diverse scuole si è presentato un piccolo spettacolo teatrale. Giovedì 19 nella piazza principale si sono riunite tutte le organizzazioni e “educar es fiesta” che con il suo gruppo di tamburi ha guidato una marcia che ha fatto il giro del centro città richiamando l’attenzione della popolazione. Infine venerdì 20 ci siamo recati alla prefettura di Cochabamba (il governo regionale) per consegnare alle autorità politiche la proposta dei bambini di Cochabamba per la nuova costituzione regionale. Infine, lo stesso giorno si è presentata la prima del nuovo spettacolo dell’elenco artistico di “educar es fiesta”. Questo spettacolo è liberamente tratto dal racconto “Il piccolo principe” e sensibilizza all’attenzione verso l’infanzia.

Il testo della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia lo trovate QUI.

Bollettino Agua Hacia el sur n. 6

Filed under: Diario — Giacomo at 9:57 pm on Monday, November 9, 2009

È uscito l’ultimo bollettino di Agua hacia el Sur (letteralmente “Acqua verso sud”). Il bollettino viene pubblicato da Asica Sur, che è l’associazione che riunisce gran parte dei sistemi comunitari di distribuzione dell’acqua del Sud di Cochabamba, con l’appoggio tra gli altri anche di Agua Sustentable.

Nel numero 6 viene presentato lo studio sullo stato qualitativo delle risorse idriche sotterranee sfruttate da gran parte di questi sistemi, prodotto da Agua Sustentable con il mio appoggio. Questo studio ha fatto rapidamente il giro non solo del sud di Cochabamba (dove mi hanno detto che veniva distribuito fotocopiato!) ma anche al nord della cittá, dove è stato preso a supporto delle richieste di chiusura della discarica di K’ara K’ara anche dal gestore di Semapa (l’ente municipale che gestisce la rete acquedottistica di Cochabamba), forzosamente fatto dimettere la settimana passata. Non è certamente uno studio esauriente, che al contrario lascia parecchi dubbi ancora da chiarire, ma è entrato in pieno nelle accese discussioni in corso tra i beneficiari dei sistemi d’acqua, legittimamente intimoriti dal progressivo calo della disponibilità di acqua e dalla sempre più scarsa qualità, dai gruppi “pro-chiusura K’ara K’ara”, che hanno trovato alcuni indizi della peraltro scontata contaminazione prodotta dal botadero, ed ora anche dal (ex) gerente di Semapa che, denunciando i processi di contaminazione evidenziati, si è scontrato con la gestione dell’alcalde attuale e della impresa municipalizzata di gestione dei rifiuti solidi.

Uno degli obiettivi era alimentare la discussione, possibilmente costruttiva, e sembra che in qualche modo ci siamo riusciti. Il testo è in spagnolo ma è di facile comprensione. Il documento in qualità un po migliore lo potete scaricare QUI.