Bollettino EducArte n. 1
È uscito il primo bollettino di “educar es fiesta”, che si intitola EducArte. Vi proponiamo la versione tradotta. Cliccate sull’immagine per scaricarlo!
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In questi giorni i giornali boliviani, ed in special modo quelli di Cochabamba, sono in frenesia per l’inizio della registrazione di un film sulle “guerra dell’acqua” il cui protagonista è interpretato dall’attore messicano Gael García. Il film racconterà gli eventi salienti degli scontri di Febbraio e Aprile del 2000, capitanati dalla Coordinadora de defensa del agua y de la vida (il noto Oscar Olivera) e appoggiati, tra gli altri, dall’allora deputato Evo Morales, dirigente sindacale dei produttori di foglia di coca.
Leggendo le notizie che sono trapelate fino ad ora sui giornali, sembra che il film racconterà la parte più mitica della guerra, con i cochabambini della città e del campo per una volta uniti di fronte ad un nemico comune, Aguas del Tunari, che secondo la concessione che le era stata autorizzata dal governo Banzer aveva accesso prioritario a tutte le risorse idriche dei Cochabamba (pioggia compresa, da cui il titolo del film). Non è ancora chiaro quale interpretazione verrà data ai fatti, ma dai ruoli inseriti nel copione sembra che verrà proposta quella più stereotipata e ideologica. Ovvero la versione sostenuta dalla maggior parte della gente che prese parte agli scontri e che attualmente ricopre incarichi in politica, in organizzazioni sociali e ONG, ma che non considera i processi e gli avvenimenti degli anni successivi.
Indipendente da come verranno illustrati i fatti, sarà estremamente interessante osservare all’uscita del film nelle sale come reagirà la popolazione boliviana nel rivedere le immagini degli scontri del 2000. Qualunque sia l’interpretazione che il regista vorrà dare, i cochabambini non potranno non osservare che a distanza di 9 anni la lotta per il diritto all’accesso all’acqua che li unì in un unico movimento è rimasta per buona parte ferma ai fatti noti. L’attuale gestione dell’acqua in Cochabamba è assolutamente deficitaria. La maggior parte delle persone del sud della città non ha ancora accesso all’acqua e quando le arriva è poca, cara (circa 20-30 Bolivianos a metro cubo, ovvero tra i 2 e i 3 €…!) e spesso di pessima qualità. I venditori di acqua ora non sono stranieri, ma boliviani entrati nel ricco business degli “aguateros”. Chi coordinò la guerra del 2000 attualmente ricopre ruoli per cui non ha più l’interesse a proporre blocchi e manifestazioni. E la impresa liberata dal controllo della Bechtel è ora pubblica, ma governata da corruzione ed inefficienza. Sarà forse l’occasione per riflettere sui progressi di questi anni e magari rendersi conto che, sí, hanno lottato contro un nemico, vincendolo, ma non contro un’idea speculativa della gestione dell’acqua. E delle persone.
Oggi a Cochabamba si chiude il primo incontro del Tribunale Internazionale di Giustizia Climatica nel quale alcune nazioni dell’America Latina hanno accusato i paesi ricchi principalmente coinvolti nella produzione di gas ad effetto serra per le conseguenze che il cambio climatico sta già producendo sulle Ande.
Il Tribunale Internazionale di Giustizia Climatica nasce da varie organizzazioni sociali dell’America Latina capitanate da alcune organizzazioni Boliviane di cui fa parte anche Agua Sustentable attraverso la Plataforma de la Sociedad Civil Frente al Cambio Climatico. Lo scopo del tribunale è quello di rendere visibili le cause e le responsabilità degli effetti del cambio climatico sui diritti umani, sull’ambiente e sui popoli ,specialmente nelle nazioni del sud con minori risorse e capacità di adattamento. Il tribunale è nato nei primi mesi del 2009 in seguito all’osservazione di come il cambio climatico stia già generando radicali variazioni nelle condizioni sociali e ambientali dell’altipiano. È stato diffuso giusto nei primi mesi di quest’anno il comunicato che dichiara la sparizione definitiva del ghiacciaio di Chacaltaya, unica stazione sciistica della Bolivia, ma soprattutto una riserva idrica per le comunità di agricoltori che vivono nelle vallate sottostanti e che da quest’anno dovranno trovare delle fonti idriche alternative.
Agua Sustentable in questi due giorni di incontri ha presentato il caso della comunità Khapi, una piccola comunità che vive di agricoltura alle falde del ghiacciaio del Illimani. Secondo l’IRD di Parigi (Institut de recherche pour le développement), dal 1975 al 2006 i ghiacciai del Nevado Illimani avrebbe perso il 40% della massa glaciale. Secondo alcune stime seguendo la tendenza degli ultimi anni, entro il 2030 i ghiacciai dell’Illimani sparirebbero definitivamente, con gravi conseguenze per le piccole comunità di agricoltori ma anche per la stessa città di La Paz. E saranno proprio le piccole comunità, che certamente non hanno la responsabilità di ciò che sta accadendo che pagheranno maggiormente le conseguenze.
Sarà una lotta dura, sicuramente non riconosciuta dal nord e dai paesi principalmente compromessi, che dall’approvazione del protocollo di Kyoto sono impegnati in una lotta tutta differente e in direzione opposta, ovvero quella di attenuare e ritardare le risoluzioni che li obbligano ad una riduzione della produzione dei gas ad effetto serra.
“El bloqueo”, cioè il blocco di una strada importante per la circolazione di merci e persone, è uno dei metodi di rivendicazione più utilizzati dai boliviani. La gente occupa la strada e organizza riunioni, discussioni e manifestazioni impedendo al traffico di muoversi.
“El bloqueo” ha costituito una delle caratteristiche fondamentali della strategia di opposizione di Evo Morales durante i suoi anni come dirigente cocalero. Probabilmente per questo motivo da quando è salito al potere i blocchi sono diminuiti di molto.
Settimana scorsa anche io ho vissuto l’esperienza del blocco in prima persona, non come partecipante ma come spettatrice interessata. Infatti da lunedì a giovedì è stata bloccata la strada che porta a Ushpa Ushpa. Il motivo principale per cui la popolazione è scesa in strada è per manifestare contro la politica inefficiente in materia di rifiuti urbani del municipio. Il tristemente famoso “botadero” di Q’ara Q’ara è oramai al limite e i danni ambientali provocati già molto gravi. Un organo nazionale ha indicato nel 31 di dicembre la data limite per la chiusura della discarica dichiarando il sito come soggetto a disastro ambientale. I “barrios” che si sono sviluppati attorno alla discarica sono in fibrillazione. Chi non ne può più di sopportare le conseguenze del “botadero” e chi invece vede nella chiusura e nella dichiarazione di disastro ambientale possibili ripercussioni economiche.
Martedì siamo riusciti ad arrivare a Ushpa Ushpa cambiando strada e girovagando per stradine sterrate sulle pendici di una collina per poi ridiscendere e ricollegarci alla strada principale 2 km oltre il blocco. Ma mercoledì e giovedì anche questa soluzione è stata interrotta. I manifestanti si sono accorti che c’era un “by-pass”! Non ci è rimasto che armarci di buona voglia e tempo e, con le mie colleghe Paola e Jimena, abbiamo percorso i 3 km di blocco. La fortuna ha voluto che tra un limite e l’altro abbiamo potuto approfittare di un passaggio e quindi ci è toccato camminare solo mezz’oretta.
Questa mattina in una clinica di Buenos Aires è morta all’età di 74 anni la grande cantante argentina Mercedes Sosa. Uno dei nostri sogni durante questa esperienza sudamericana era quello di poter partecipare a un suo concerto e con tristezza non lo potremo realizzare.
Vogliamo ricordarla con una canzone bellissima “Alfonsina y el mar”. Questa canzone parla di una altra grande donna nata a Sala Capriasca alla fine dell’ottocento ma cresciuta e diventata famosa in Argentina: la poetessa Alfonsina Storni.
Giovedì 24 Settembre con i colleghi di Agua Sustentable siamo stati invitati a partecipare a una feria su acqua e igiene alla scuola di Tamborada A, una comunità del Distrito 9 di Cochabamba in cui siamo attivi nell’appoggio del comitato per l’acqua potabile. La feria era gestita in modo tale che ogni classe (in totale 11, primarie e secondarie) preparasse ed esponesse un argomento legato alla salute personale, ambientale e al rispetto delle fonti idriche. Gli stessi alunni oltre ad esporre dovevano assistere ai corsi organizzati dalle altre classi. Gli alunni hanno scelto come esporre i temi, le modalità di presentazione e i giochi di verifica dell’apprendimento. Il risultato è stato eccezionale. Soprattutto è stato mostrato con chiarezza che più che le parole per i bambini sono importanti le drammatizzazioni. I corsi seguiti con maggiore attenzione erano quelli in cui i bambini recitavano dei ruoli (ad esempio il dottore che diagnostica una diarrea e indica le cause e le cure) e dove gli ascoltatori erano messi alla prova con giochi e premi per i vincitori. Il nostro corso non è riuscito così bene come quelli organizzati dai bambini. Sarà un ottimo esempio da seguire per i prossimi corsi.
Riceviamo e pubblichiamo una lettera di risposta all’articolo pubblicato sul nostro blog il 23 Luglio da parte dell’ufficio stampa di Chiquita in Italia. Non escludiamo che quanto riportato nella lettera che segue sia vero, specialmente sulle “certificazioni” ricevute da Chiquita nel rispetto dei lavoratori (che non dovrebbero essere sventolate come un obiettivo raggiunto, bensì dovrebbero costituire una condizione minima). Ma non ci risulta una presa di posizione netta della multinazionale contro il governo golpista di Micheletti. Vista la criticità degli avvenimenti degli ultimi giorni, e considerate le dichiarazioni di chi firma la lettera, sarebbe auspicabile una presa di posizione dell’azienda chiara e forte per il ritorno del presidente legittimo, “nel rispetto dei più alti standard legali, etici, ambientali e sociali“. Per concludere siamo sicuri che tutti i lettori interessati alla questione Honduras si faranno la loro idea sulla correttezza dell’azienda più in base allo sviluppo dei fatti che sulle lettere e opinioni pubblicate.
Gentili Signori,
Vi scrivo in risposta al vostro articolo “Le cause del golpe in Honduras?” pubblicato il 23 luglio su www.acochabambamevoy.org che riporta le voci - totalmente prive di fondamento - circa un ruolo di Chiquita nei recenti sconvolgimenti politici in Honduras. Voglio essere chiaro e diretto: Chiquita non ha avuto alcun ruolo in questi eventi.
Il rispetto per le leggi locali, per le istituzioni e per le comunità costituisce il fondamento della nostra politica di responsabilità sociale. È una parte essenziale del nostro impegno nell’applicazione dei più alti standard legali, etici, ambientali e sociali. Le posso assicurare che intendiamo tenere fede pienamente e consistentemente a questo impegno, e che abbiamo seguito questa linea di principio anche in occasione dei recenti conflitti politici in Honduras.
Nel corso degli ultimi due mesi, siamo stati a stretto contatto con i nostri dipendenti in Honduras, con i vertici del sindacato locale SITRATERCO e con IUF presso i quali abbiamo chiarito la nostra politica di non intervento nelle locali dispute politiche.
Chiquita è stata la prima multinazionale - tuttora, l’unica americana - ad aver siglato nel 2001 un accordo quadro con IUF (International Union of Foodworkers) e con COLSIBA (Coordinadora de Sindicatos Bananeros), che garantisce a tutti i dipendenti nelle piantagioni di banane il rispetto delle Convenzioni Internazionali dell’ ILO. Dal 2004, inoltre, tutte le divisioni agricole di proprietà in America Latina sono certificate Sa8000, lo standard volontario di riferimento in materia di lavoro che si basa sulle convenzioni dell’ILO (International Labor Organization), la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti del Fanciullo.
Non esitate a contattarci per qualsiasi ulteriore chiarimento.
Cordiali saluti
George Jaksch
Senior Director Corporate Responsibility and Public Affairs
Chiquita Brands International