A COCHABAMBA ME VOY

diario boliviano

La Ch’alla di un pozzo

Filed under: Diario — Giacomo at 11:43 pm on Sunday, September 20, 2009

La Ch’alla è un rito andino che consiste nel gettare al suolo piccole dosi di alcol e bibite in onore della Pacha Mama. Le persone che partecipano alla Ch’alla, prima di servirsi della bibita, devono offrirne un po’ alla Madre Terra. Il rito, molto diffuso in Bolivia, si usa per ringraziare la Pacha Mama o per auspicarne il suo aiuto. La maggior parte dei Boliviani, anche se cittadini, pratica la Ch’alla regolarmente, compreso negli uffici per augurare la buona riuscita degli affari.
Sabato scorso siamo stati ad assistere le operazioni di installazione di una pompa in un pozzo che da tempo dava problemi e non forniva acqua alla piccola rete che alimenta. Per mancanza di idraulici di fiducia e per imminenti festività (festa nazionale boliviana) noi stessi siamo andati ad aiutare nei lavori insieme a due responsabili del sistema comunitario. Abbiamo lavorato tutto il giorno per assicurarci che la pompa funzionasse correttamente nel pozzo prossimo ormai a seccarsi. A fine giornata l’acqua, seppur scarsa, è ritornata a scorrere dopo vari giorni nella rete. I compagni del comitato hanno iniziato a telefonare agli amici rimanendo quasi increduli nell’ascoltare che finalmente l’acqua usciva dai rubinetti delle loro case. Un lavoro che tecnicamente può sembrare banale, ma che ci ha dato grande gioia nel vedere queste persone allegre come bambini davanti a un rubinetto aperto. La giornata è finita naturalmente ch’allando abbondantemente il pozzo con birra e bibite fino a notte fonda, auspicando che la Pacha Mama fornisca sempre più acqua al loro acquedotto.

Italia: Odissea di una Boliviana

Filed under: Notizie, Politica — Giacomo e Francesca at 1:40 pm on Sunday, September 20, 2009

Por ENEKORiportiamo un articolo pubblicato da Bolpress, una importante agenzia di stampa Boliviana, il 9 Settembre scorso. Il caso è stato anche trattato dal Corriere della Sera.

Milano, Italia. Si chiama Lourdes, ha 39 anni ed è di Cochabamba. Vive e lavora in Italia da 5 anni, è arrivata accompagnata da suo marito e da due dei suoi figli, il maggiore di 22 e il minore di 6. Lourdes lavora come domestica in 13 famiglie di Milano, inizia alle 7 del mattino e termina alle 7 della notte. Tutti i giorni da lunedì al sabato.

Lava, stira, si occupa della pulizia della casa, da un occhiata alla nonna che è nell’altra stanza o al bebè che sta giocando, bagna i fiori, ovvero, fa le mille cose che i padroni di casa non possono fare perché sono al lavoro. Tutto questo in 13 case differenti. 2ore in una casa, 3 nell’altra, e così per tutta la settimana. Guadagna da 800 a 900 euro al mese. Ma Lourdes è una senza permesso o meglio detto come si dice in Italia è una ‘clandestina’.

Il primo di settembre è iniziata la regolarizzazione delle tante domestiche ‘clandestine’”. Deve presentare tutta una serie di documenti e soprattutto deve versare un apporto forfettario di 500 euro, che dovrebbe essere versato dal datore di lavoro.

La signora Lourdes inizia da questo ultimo dettaglio: “I 500 euro li pago io” -dice- “il problema è che lavoro in 13 case differenti e non raggiungo le 20 ore settimanali in una sola casa, che è la condizione principale e necessaria per uscire dalla clandestinità“. Dei suoi 13 padroni di casa nessuno ha l’intenzione di fare un contratto per le 20 ore settimanali.

“E pensare -dice- che sono persone buone, amabili, a Natale mi fanno regali, d’estate mi lasciano le chiavi delle loro case, sono quasi una persona di famiglia, si fidano di me, ma non mi vogliono fare un contratto nonostante in queste case lavori da diversi anni”. “Il tempo passa -continua- e il 30 settembre termina la regolarizzazione, lavoro più di 20 ore alla settimana, a volte anche 30, ma non ho la possibilità di essere una persona ‘normale’ senza la paura di essere rimpatriata per essere ‘clandestina’”.

Lourdes vive in una casa in affitto, è riconoscente all’Italia, guadagna sufficientemente per aiutare la sua famiglia in Bolivia, ma non sa come terminerà questa odissea. Spera, logicamente, che si risolva positivamente. La sua condizione di ‘clandestina’ comporta inoltre di non poter essere visitata da un medico per la paura di essere denunciata.

Tutto questo grazie a un piccolo partito xenofobo e razzista radicato nel nord Italia, stretto e fedele alleato del partito di Berlusconi che ha emanato un decreto severo contro i ‘migranti clandestini’ e che è stato criticato dai partiti dell’opposizione, dalla Conferenza Episcopale Italiana e anche dal Vaticano, per essere considerata una legge non adatta a un paese civilizzato come l’Italia.

Taller su acqua e igiene in Ushpa Ushpa

Filed under: Diario — Giacomo e Francesca at 8:51 pm on Tuesday, September 8, 2009

Nelle ultime due settimane abbiamo organizzato delle attività comuni tra le due istituzioni in cui lavoriamo. L’idea è nata osservando che in Ushpa Ushpa, dove “educar es fiesta” gestisce le attività di appoggio scolastico (ma non solo) non esiste ne rete idrica, ne forme alternative di distribuzione dell’acqua e le condizioni igieniche sono estremamente povere.

L’area non ha possibilità di provvedere autonomamente alla fornitura di acqua. L’unica forma di servizio è costituita dai camion “aguaderos”, che vendono l’acqua prelevata nel nord della città da fonti spesso di scarsa qualità.I turriles (barili di petrolio dismessi) vengono utilizzati da tutte le famiglie per accumulare l’acqua che comperano e costituiscono un elemento caratteristico del paesaggio del quartiere.

Abbiamo trattato la tematica con i ragazzi e i bambini che frequentano la “carpa” attraverso uno spettacolo televisivo con diversi ospiti (batterio, dirigente politico, professore eccetera) che hanno parlato delle ragioni dell’assenza di acqua a Ushpa Ushpa, da dove arriva quella portata dalle cisterne, della sua qualità e infine di come si può renderla più sicura con metodi semplici (cloro, la bollitura e il metodo Sodis cioè l’esposizione al sole). Abbiamo anche parlato di come la scarsità di acqua non deve essere un limite all’igiene, portando come esempio la costruzione di una bottiglia lavamani, che consente, con un litro di acqua, il lavaggio corretto delle mani di almeno 10 persone.

La settimana seguente è stato organizzato un secondo taller, questa volta per le mamme, in cui gli stessi bambini che hanno seguito il primo corso hanno presentato una drammatizzazione sui pericoli dell’acqua sporca e di come si può pulirla. La divertente scenetta ha consentito di sottolineare gli aspetti salienti degli argomenti trattati che sono stati percepiti maggiornamente dai ragazzi.