A COCHABAMBA ME VOY

diario boliviano

El banco de sangre

Filed under: Diario — Francesca at 11:34 pm on Monday, July 27, 2009

Oggi siamo usciti dal lavoro un paio di ore prima per andare al “banco de sangre” rispondendo a una richiesta di una nostra amica, anche lei cooperante del Liechtenstein. In questi giorni una ragazza di Tarija (dipartimento che confina con l’Argentina) è ospite a casa sua con la sua famiglia perché deve subire un operazione al cuore in un ospedale di Cochabamba. Non conosciamo la storia di questa ragazza ma sappiamo che potrà essere operata grazie ad una ong che si è assunta parte dei costi e dopo aver fatto una raccolta fondi nella sua regione. Giovedì dovrebbe essere operata e quindi mancava solo “procurarsi” il sangue necessario. In Bolivia chi si occupa di procurare il prezioso liquido è il “banco de sangre” e qui le persone che necessitano o lo “acquistano” o danno in cambio altro sangue. Per questo siamo stati chiamati in causa per donare la “merce di scambio”. Ma in questo momento a Cochabamba scarseggia in maniera importante il tipo “0″ negativo, proprio il tipo di sangue che la ragazza necessita, e quindi solo chi aveva “0″ negativo poteva donare. Nessuno degli amici che hanno risposto alla richiesta hanno questo tipo di sangue e siamo rimasti impotenti davanti al Banco telefonando a qualsiasi persona che ci veniva in mente per chiedere sangue “0″ negativo…..nessuno! Alla fine la famiglia è andata alla ricerca di studenti brasiliani, popolazione che sembrerebbe avere una alta percentuale di questo tipo di sangue e noi siamo tornati a casa riflettendo a quanto è difficile e complicato vivere in questo paese.

Le cause del golpe in Honduras?

Filed under: Notizie, Politica — Giacomo at 10:30 am on Thursday, July 23, 2009

La Chiquita in America Latina (di Nikolas Kozloff)

Quando i militari Honduregni hanno abbattuto il governo democraticamente eletto di Manuel Zelaya 2 settimane orsono, i vertici della multinazionale delle banane “Chiquita” hanno probabilmente tirato un sospiro di sollievo.
All’inizio di quest’anno la grande compagnia ortofrutticola si è unita alla “Dole” nel criticare il governo di Tegucigalpa quando quest’ultimo ha alzato la paga base del 60%. La Chiquita ha fatto presente che la nuova regolamentazione statale avrebbe drasticamente abbassato i loro profitti, imponendo alla ditta di sostenere costi maggiori di quelli ad esempio del Costarica: 0.20$ in piu` per gli ananas e 0.10$ per le banane, per ogni 15 Kg circa, tanto per essere precisi.

Chiquita si è dunque lamentata della possibile perdita di milioni di dollari se fosse passata la riforma sindacale di Zelaya, considerando che la produzione complessiva si aggira sugli 8 milioni di quintali di ananas e sui 22 milioni di quintali di banane all’anno.
Quando il decreto sulla paga minima è stato approvato, la Chiquita ha cercato aiuto e si è appellata al “Honduras National Business Council” (COHEP in spagnolo) e il COHEP si è mostrato contrario tanto quanto la Chiquita.

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Solo le pido a Dios

Filed under: Videoblog — Francesca at 4:22 pm on Saturday, July 18, 2009

Solamente chiedo a Dio
che il dolore non mi sia indifferente
che la morte secca non mi trovi
vuoto e solo, senza aver fatto abbastanza.

Solamente chiedo a Dio,
che l’ingiustizia non mi sia indifferente
che non mi schiaffeggino l’altra guancia
dopo che un artiglio graffiò il mio destino

Solamente chiedo a Dio
che la guerra non mi sia indifferente
è un mostro grande e calpesta ferocemente
tutta la povera innocenza della gente

Solamente chiedo a Dio
che l’inganno non mi sia indifferente
Se un traditore può più che alcuni,
che questi non lo dimentichino facilmente.

Solamente chiedo a Dio
che il futuro non mi sia indifferente
Sfortunato è colui che deve andarsene
a vivere una cultura diversa.

Solamente chiedo a Dio
che la guerra non mi sia indifferente
è un mostro grande e calpesta ferocemente
tutta la povera innocenza della gente

Questa canzone è stata scritta da Leon Gieco, cantautore argentino, ma è famosa per l’interpretazione di Mercedes Sosa che ha iniziato a cantarla durante il suo esilio in europa a causa della dittatura in Argentina.
Tiziano Terzani diceva: “L’indifferenza è la più grande malattia del nostro tempo. Questo cinismo con cui siamo abituati a crescere. Ma non è tutta colpa nostra. Ti devi alzare alle 7, prendi il caffè di corsa, alle 8 prendi l’autobus, timbri il cartellino alle 9, poi c’è il lavoro, il figlio da riprendere a scuola, la cena da preparare. Poi ti guardi i tg che parlano di massacri in Ruanda, dei morti a Baghdad. E si diventa indifferenti. Non abbiamo più il coraggio di uscire per strada e urlare: Senza di me!”

Elezioni parlamento europeo

Filed under: Curiosità — Giacomo at 12:25 am on Tuesday, July 14, 2009

Oggi, 13 Luglio, mi è arrivata la cartolina con la quale mi invitano a votare per le elezioni europee del 6-7 Giugno scorso. Solo un mese di ritardo. Poco male, visto che non mi hanno mandato le schede per votare all’estero, ma solo l’invito a tornare in Italia per partecipare alla tornata elettorale. E mi offrono anche un biglietto A.R. con le Ferrovie dello Stato in classe economica. Che gentili! E pensare che le schede per l’ultimo referendum, di cui onestamente faccio fatica a ricordare l’argomento, erano arrivate con un mese di anticipo. Forse hanno immaginato per chi potessi votare…?

Yaku

Filed under: Diario — Giacomo at 6:40 pm on Saturday, July 11, 2009

Yaku-mo

Il mio nome, Giacomo, viene spesso storpiato per la diffusa difficoltà di pronunciare “gia + como”. Sono quindi abituato a sentirne un po di tutte, da Yaco, Giaco, Como, fino a “Ya comió″ con un leggero accento interrogativo, che significa “già mangiò?”. L’ultima storpiatura, che però in fondo mi ha fatto piacere, l’ho ascoltata ieri quando, in un incontro con i dirigenti dei comitati d’acqua del sud di Cochabamba, mi hanno battezzato “Yakumo”, che deriva dalla parola quechua “Yaku” che significa acqua.

Questo per introdurre al bel incontro di ieri, durante il quale con “Agua sustentable” abbiamo esposto i dati ottenuti dallo studio sugli acquiferi sfruttati dai pozzi comunitari al sud della città. L’incontro era stato organizzato con l’idea di presentare ai dirigenti dei “comité de agua” i risultati delle analisi chimiche delle loro fonti d’acqua. Si è però trasformato in una interessante discussione durante la quale siamo riusciti a parlare a lungo, stimolati dalle moltissime domande, sulle condizioni delle falde al sud della città, sulla vulnerabilità delle risorse, sulle proposte di mitigazione e sulle possibilità di fare pressione sulla politica, perché siano gli enti pubblici che si facciano carico della necessità di monitorare la qualità dell’acqua. L’incontro si è concluso con le parole di un portavoce dei comitati che ringraziava per il compromesso preso e le attività pianificate, facendo notare come da anni la loro particolare situazione abbia destato sì l’interesse di molte persone, ma come queste non siano mai tornate a condividere i risultati ottenuti.

La presentazione dei risultati non è certo la fine del progetto, anzi è solo un inizio. Ora inizierà la parte maggiormente interessante. Inizieremo con il proporre una rete di pozzi di monitoraggio per continuare ad analizzare le acque nei punti maggiormente critici, cercando alleanze con istituzioni pubbliche che possano farsi carico delle operazioni. Si continueranno i corsi per preparare le persone a valutare, empiricamente, la qualità dell’acqua con metodi semplici e sostenibili. Dove si confermeranno le anomalie, verranno studiati metodi per il trattamento dell’acqua. Parallelamente si inizierà a capacitare tecnici in grado di gestire correttamente le opere di captazione, visto che i risultati presentati indicavano, tra le cause di contaminazione, una forte carenza delle infrastrutture.

Per incidere politicamente, stiamo concludendo in questi giorni un articolo scientifico che presenta i primi dati dello studio e giustifica la richiesta di allestire una rete di monitoraggio permanente. L’articolo verrà pubblicato sulla più importante rivista di ingegneria boliviana. Sfrutteremo anche le imminenti scadenze elettorali (presidenziali e municipali) per strappare impegni ai candidati, illustrando come lo studio possa essere preso come esempio e riprodotto in altre aree del dipartimento di Cochabamba caratterizzate dalle stesse condizioni. Un ultima soddisfazione deriva dal fatto che, a quanto ci risulti, siamo stati i primi a produrre una mappa di vulnerabilità degli acquiferi nel Valle Central…!

Escuela de formación artistica

Filed under: Diario — Francesca at 12:48 pm on Sunday, July 5, 2009

Venerdì 26 giugno a “educar es fiesta” si è tenuta la chiusura del  primo ciclo della scuola di formazione artistica. Oltre al progetto del Barrio Ushpa Ushpa in cui sono integrata, “educar es fiesta” propone anche questa scuola di formazione aperta in particolare a bambini, bambine e giovani che provengono da realtà difficili (ragazzi e bambini di strada ex sniffatori di colla, oppure abbandonati dalle famiglie o ancora vittime di abusi sessuali) e che sono ospiti di istituzioni educative. Durante quattro mesi una cinquantina di ragazzi hanno frequentato corsi di ginnastica, teatro, musica e circo. Attraverso l’arte si cerca di aiutarli a superare i traumi che le esperienze vissute hanno lasciato e di ridargli quel piacere alla vita indispensabile per poter affrontare il loro futuro con maggior fiducia.

Le foto che seguono sono dello spettacolo finale del corso.

Golpe in Honduras

Filed under: Notizie, Politica — Giacomo e Francesca at 2:37 pm on Saturday, July 4, 2009

Domenica 28 giugno l’Honduras si è risvegliato con il suo presidente democraticamente eletto esiliato, i soldati per le strade e un nuovo dittatore, Micheletti, eletto per alzata di mano dal parlamento. Ci uniamo al coro di tutti quelli che hanno condannato questo golpe di stato (in primis ONU, Unione Europea, Stati Uniti, Organizzazione degli Stati Americani) non perché appoggiamo il governo di Zelaya (che non conosciamo) ma perché appoggiamo i processi democratici. Allo stesso tempo ci scandalizziamo per la maniera di gestire le informazioni su quello che sta succedendo nel paese centro-americano da parte dei maggiori media europei, el País in testa.

Nessuno dice che il referendum, che ha scatenato l’ira dei militari e dei giudici, era una sola convocazione con il quale si chiedeva un parere per valutare se eleggere una assemblea costituente incaricata riscrivere la costituzione (la cui storia la potete trovare QUI). Nulla chiedeva sulla rieleggibilità, che sarebbe stata eventualmente valutata dalla assemblea stessa. E nessuno ricorda che in Honduras 225 famiglie sono proprietarie del 75% delle terre, e che i tre quarti della popolazione vive nella povertà. Forse è stata la paura di una possibile riforma agraria? O forse di una riforma democratica dello stato?

Ci chiediamo come i media possano limitarsi a indicare nella volontà di Zelaya di farsi rieleggere, mediante una modifica costituzionale, il motivo che ha spinto i soldati ad agire. È possibile che tra le modifiche che sarebbero state apportate avrebbe trovato posto anche la possibile RIELEZIONE DEMOCRATICA di un presidente per più di un mandato consecutivo, ma… per caso nei nostri paesi europei viene impedita la rielezione consecutiva? La stabilità di uno stato, e di un processo di cambio, non richiede forse tempi medio lunghi? Ci chiediamo anche perché i media europei vedono sempre negativamente la volontà di aprire le porte a una possibile rielezione della carica presidenziale in sudamerica (vedi Venezuela e Bolivia, dove tra l’altro a metà mandato è possibile rimandare a casa il presidente eletto attraverso un referendum revocatorio…), visto che è comunque condizionata da una elezione democratica.

Se volete maggiori informazioni potete seguire gli eventi sul sito de Gennaro Carotenuto e su Selvas. Per sapere qualcosa in più di Micheletti, leggete la sua “audace” intervista su Repubblica di venerdì 3 luglio.