A COCHABAMBA ME VOY

diario boliviano

Tupiza: prima visita

Filed under: Diario — Giacomo at 3:49 pm on Tuesday, June 30, 2009

La settimana scorsa, sono stato per la prima volta a Tupiza per iniziare a conoscere il contesto ambientale e sociale dell’area. Il progetto che stiamo iniziando consiste in uno studio di valutazione dell’inquinamento prodotto da secoli di sfruttamento minerario: i materiali solidi di scarto prodotti dalle miniere, oltre che i drenaggi acidi, stanno seriamente compromettendo la qualità dell’ecosistema fluviale e la salute delle persone che ne sfruttano l’acqua. L’entrata al campo è consistita per ora in una semplice raccolta di dati tecnici ed amministrativi di alcui sistemi comunitari di acqua potabile e di irrigazione. A settembre si inizierà probabilmente la fase più tecnica di valutazione ambientale. Allego alcune foto delle visite alle captazioni di acqua e di Doña Adolfa, simpatica vecchietta di poche parole che ci ha guidato nell’escursione più lunga, durata un giorno intero, con la rapidità e la sicurezza che solo chi ha sempre vissuto per le montagne boliviane può avere.

Monitoraggio acque Distrito 9: aggiornamenti

Filed under: Diario — Giacomo at 3:27 pm on Tuesday, June 30, 2009

In questi giorni stiamo terminando il progetto di monitoraggio delle acque sotterranee del Sud di Cochabamba. Lo studio di analisi è quasi terminato, stiamo aspettando le ultime analisi chimiche che tardano ad arrivare. Nel frattempo stiamo preparando un articolo da pubblicare su una rivista scientifica boliviana, Acta Nova, con lo scopo di dare “attendibilità scientifica” al lavoro fatto, perchè chi dovrà agire non possa dire che i dati non sono verificati.

Ci stiamo coordinando con Asica Sur, l’associazione che riunisce una parte dei sistemi comunitari di distribuzione dell’acqua, per la “socializzazione” dello studio: a questi si dovranno illustrare i risultati dell’indagine, mostrare che acqua stanno consumando e le possibili tecniche di depurazione, se necessarie o possibili. Lo studio ha indicato la necessità di definire una rete di monitoraggio delle acque, che consiste in una rete di pozzi, esistenti o perforati appositamente, nei quali si continuerà a controllare la qualità dell’acqua sotterranea e i livelli, visto che sono apparsi evidenti casi di sovrasfruttamento. La rete di monitoraggio dovrà essere concordata con gli stessi comitati, che dovranno mettere a disposizione il loro pozzo, e gli enti pubblici che accetteranno di farsi carico del monitoraggio (servizio geologico e Università?). Lo scopo del progetto non è infatti quello di produrre un semplice documento di accusa nei confronti di chi sta compromettendo la qualità delle acque sotterranee (come la discarica di Cochabamba, K’ara K’ara), ma uno strumento che, anche se forzatamente, produca il dialogo tra pubblico e privato e che permetta l’inizio di un controllo che fino ad oggi non c’è stato.

La fase cruciale del progetto terminerà a fine luglio, anche se le iniziative sono molte e continueranno nei mesi a seguire. Le idee che ci stanno venendo sono molte. Oltre a seguire le fasi iniziali del monitoraggio, abbiamo iniziato a produrre un manuale tecnico semplificato che illustra come gestire i pozzi. Il manuale fornirà indicazioni su come controllare la perforazione dei pozzi, come installare il sistema di pompaggio e come mettere in sicurezza il pozzo stesso, visto che molti problemi qualitativi dell’acqua sono associati ad una mala costruzione del pozzo stesso. Inoltre, sfida non da poco, si tenterà di sensibilizzare sull’importanza del controllo del pozzo durante l’utilizzo con lo scopo di ottimizzarne il funzionamento (riducendo i costi di energia elettrica) e aumentarne la durata nel tempo. Si pensa di allestire alcuni pozzi con tutti i dettagli tecnici necessari ad una buona gestione (contatore, rubinetto di campionamento ecc) e che questi diventino una sorta di “pozzo scuola” con i quali istruire il personale tecnico che dovrà gestirli. Parallelamente verranno formate delle persone che impareranno a valutare empiricamente, mediante prove semplici e speditive, la qualità dell’acqua, perché possano richiedere analisi approfondite qualora notassero anomalie. Il lavoro è ancora molto e le difficoltà sono solo all’inizio.

Tecnologie appropriate

Filed under: Diario — Giacomo at 8:55 pm on Tuesday, June 23, 2009

Come depurare l’acqua senza usare tecnologia complessa e importata? E’ la domanda che da qualche giorno mi sto facendo, dovendo trovare delle soluzioni economiche e gestibili che consentano di rimuovere i metalli dall’acqua per uso umano e agricolo, magari a scala casalinga o in micro-comunità dove la tecnologia del primo mondo spesso crea più problemi che benefici. Come fare perché la tecnologia non sia un peso più che una opportunità? La risposta sta nella scelta della “Tecnologia Appropriata”.

Secondo il CEUTA (Centro Uruguayo de Tecnologías Apropiadas) “le tecnologie tengono come finalità la risoluzione dei problemi. Ma i problemi e le risorse disponibili per sviluppare le tecnologie non sono uguali ovunque e le maniere di fare sono distinte secondo le culture. Le tecnologie appropriate riconoscono questa diversità e per questo si sviluppano a partire dalle comunità e non da laboratori centralizzati; non hanno un proprietario, ma hanno beneficiari.

Le tecnologie appropriate riconoscono che la tecnologia non è neutra. Che, la tecnologia, è causa ed effetto di una certa cultura e pertanto può risolvere il problema secondo differenti maniere, differenti come sono le culture. [...] Suggeriscono la necessità di autodeterminazione, l’esistenza di modelli di sviluppo diverso, l’economia guidata dalle risorse e dai valori disponibili nell’ambiente e non guidata da domande esterne. Il suo sviluppo alimenta le identità locali e l’interculturalità basandosi sul rispetto.

Le tecnologie sono appropriate all’ambiente, allo scopo e alla gente. Per essere appropriate all’ambiente devono utilizzare risorse rinnovabili e non superare la capacità di sopportazione dell’ecosistema in cui si inseriscono. Per essere appropriate allo scopo devono risolvere il problema, produttivo o domestico, in maniera efficace, efficiente e generando ricchezza. Per essere appropriate alle persone, devono essere di basso costo, di facile utilizzo e manutenzione, facili da comprendere e riproducibili a scala locale.

[...] Le tecnologie appropriate non cercano di essere di ultima generazione, perché sostengono che la nostra generazione non è la ultima. Per questo dialogano e lavorano con le conoscenze tradizionali, i saperi popolari [...].

Le tecnologie appropriate sono tecnologie per la vita, non per l’accumulo di ricchezza, non per la concentrazione e non per la dominazione.

Questo per introdurre a una nuova sezione di link sulle Tecnologia Appropriate nella pagina delle risorse.

Nell’immagine una bottiglia di plastica per lavarsi le mani, risparmiando acqua e riducendo la possibilità di contaminazione con batteri fecali. Con una bottiglia da 1,5 litri si possono lavare le mani, con un  po di attenzione, fino a 15 persone, insaponando e sciacquando le mani. Al campo è costume lavarsi le mani in catini di acqua dove molte persone si lavano le mani: l’acqua spesso risulta sporca e può veicolare infezioni intestinali. Questa tecnologia, proposta da una ONG boliviana, consente di migliorare la salute con un investimento accessibile a tutte le famiglie.

Orto scolastico

Filed under: Diario — Francesca at 11:31 pm on Sunday, June 21, 2009

Venerdì 19 di giugno è stato inaugurato l’orto scolastico presso la scuola che ospita la struttura di “educar es fiesta” nel barrio Ushpa Ushpa. Questo progetto che porterà avanti la scuola è stato proposto dalla nostra associazione e permetterà a ragazzi di tutte le età di lavorare e apprendere tutte le conoscenze legate all’agricoltura. Per molti di questi ragazzi l’agricoltura non è una novità, la maggior parte sono figli di contadini e adesso che sono iniziate le vacanze invernali andranno al campo ad aiutare la famiglia nel raccolto. Questa proposta rientra nel progetto più ampio di migliorare e diversificare l’alimentazione delle famiglie che vivono in questo barrio attraverso l’auto produzione. In questo senso “educar es fiesta” ha già portato avanti questo discorso con alcune famiglie che frequentano la “carpa” (la tenda dove si svolgono le attività con i ragazzi) a preparare e coltivare il proprio orto. Quello della scuola dovrebbe essere anche d’incentivo perché altre famiglie si decidano e creino il loro orto.

Durante l’inaugurazione abbiamo svolto una “k’oa”, che è una offerta alla Pachamama (la madre terra), affinché, attraverso questa benedizione, aiuti ad avere un buon risultato nell’orto. Alla Pachamama si offre un insieme di cose inerenti alla benedizione, tra le varie offerte (sigarette, zucchero, erbe aromatiche, alcol…) ci sono dei piccoli dolci chiamati “misteri” e che portano delle raffigurazioni delle diverse richieste. Nei nostri misteri erano raffigurati dei semi, la scuola, delle persone. Tra i vari elementi che si offrono alla Pachamama non può mancare la foglia di coca. Questa foglia nella società boliviana non è solo un alimento necessario per resistere alla durezza delle Ande, ma è anche il simbolo religioso dell’aiuto della Madre Terra all’uomo. Ogni persona partecipante al rituale sceglie tre foglie e le mette nel “pacchetto” da offrire esprimendo un desiderio. Infine tutto quanto viene messo su un braciere dove prenderà fuoco lentamente.

Durante questo rituale il direttore della scuola mi ha chiesto se nel nostro paese ci fossero delle cerimonie simili per favorire la produzione agricola e il raccolto. Io gli ho risposto che a parte alcune cerimonie religiose che chiedono a Dio di mandare la pioggia durante periodi di siccità, non ero a conoscenza dell’esistenza di altri rituali che avessero questo scopo. Magari si sono persi con il passare degli anni durante la trasformazione della nostra società da agricola a industriale. Magari qualcuno con qualche anno in più di noi ci può raccontare!

II Feria internacional del Agua

Filed under: Diario — Giacomo at 9:12 am on Thursday, June 4, 2009

Questo fine settimana a Cochabamba si è svolta la seconda feria internazionale dell’Acqua, dal tema “Tecnologie ed esperienze nella gestione pubblica e comunitaria dell’acqua”. La feria è stata organizzata da Asica Sur, l’associazione che riunisce molti sistemi comunitari di distribuzione dell’acqua del Sud di Cochabamba, con l’appoggio, tra gli altri, di Agua Sustentable.

L’evento è durato due giorni. Sabato 30 sono state organizzate varie tavole rotonde di discussione, mentre Domenica 31 la feria ha invaso la piazza centrale di Cochabamba con una massa allegra e multicolore indaffarata a visitare i numerosi stand. La particolarità dell’evento è che tutti i sistemi comunitari sono stati invitati a partecipare con l’allestimento di uno stand. Alcuni comitati mostravano i registri contabili dell’associazione, altri le pompe che utilizzano nei pozzi, altri ancora distribuivano in degustazione l’acqua delle loro reti.

Anche noi, come Agua Sustentable, abbiamo partecipato alla feria sia nella giornata di Sabato, moderando due tavole rotonde dal titolo “acqua, contaminazione e cambio climatico” e “normative nei servizi di acqua potabile”, che di Domenica con uno stand che illustrava i progetti in corso.

All’evento hanno partecipato numerose persone, realmente interessate allo sviluppo di conoscenze e servizi nella distribuzione dell’acqua. La unica nota di dispiacere nasce dall’aver notato che tra i visitatori mancava la classe media cochabambina, ovvero quelle persone che, vivendo spesso al nord della città, possono godere di un servizio idrico costante. La piazza era invasa dalle persone che dopo i fatti del 2000 non hanno smesso di lottare per un accesso equo all’acqua, confermando l’idea che chi riceve l’acqua presto dimentica il disagio di non averne. Forse la sfida da affrontare nella prossima feria sarà quella di isensibilizzare maggiormente la popolazione delle zone della città che ricevono il servizio idrico regolarmente.

Uno sguardo su “educar es fiesta”

Filed under: Diario — Chiara at 11:19 pm on Monday, June 1, 2009

Sono di passaggio in Bolivia.
Nelle ultime settimane ho avuto la possibilità di seguire alcune attività organizzate dall’associazione “educar es fiesta”, ONG presso cui lavora Francesca. Per me è stata un’occasione sicuramente interessante: uno sguardo esterno, il mio, che sebbene breve e poco pretenzioso mi ha permesso di vivere intensamente questi momenti.
L’equipe dell’associazione spumeggia di entusiasmo. Mi è sembrato, parlando con gli educatori, di percepire passione sincera per ciò che fanno e in cui credono: educare con l’arte, la pedagogia dell’arte come approccio empatico e sensibile per alimentare e in qualche caso risvegliare quella scintilla creativa che ogni bambino (e ogni essere umano in generale) possiede. L’aggettivo “creativa” si riferisce in questo caso al senso più profondo del creare, del far nascere da sé, dagli altri o da ciò che ci circonda. L’espressione artistica in questo caso viene concepita come mezzo comunicativo, espressivo, di emancipazione e riconoscimento di sè. L’associazione organizza corsi di giocoleria, teatro, musica, arte circense, rassegne cinematografiche “sensibili”, formazioni per adulti e attività di sostegno e accompagnamento “stimolante” per le scuole della periferia. Per stimolante intendo quel tipo di intervento, difficile e spesso scomodo, che affianca il lavoro di docenti spesso spossati dall’emarginazione e dal poco riconoscimento ricevuto e per questo immobilizzati di fronte ad un ipotetico rivoluzionamento del pensiero scolastico. Trovo estremamente importante che vengano portati avanti più progetti contemporaneamente e che venga data priorità anche al confronto costante con altre istanze educative: sarebbe pericoloso per un’associazione di questo tipo perdersi o chiudersi nell’ “autocompiacimento”, rallegrandosi dei risultati positivi dei corsi tenuti nella loro sede e del livello artistico raggiunto da alcuni ragazzi partecipanti ai corsi di arte circense.

Nell’aria aleggiano nuove idee. In primavera (autunno europeo) l’associazione ha intenzione di organizzare un festival di arte circense, invitando compagnie e scuole che lavorano con una metodologia simile (gli artisti sono ragazzi di strada, adolescenti,…).
Per chi si trovasse a Cochabamba in quel periodo… potrebbe essere una bella occasione…

Chiara Polli