A Cochabamba, o meglio al centro ed al nord della città, il servizio dell’acqua potabile è gestito da Semapa, la azienda municipale, che seppur con grosse lacune riesce ad offrire un servizio sufficiente. Servizio che comunque non è male per chi l’acqua non la riceve, ovvero la maggior parte della popolazione di Cochabamba. I quartieri privi di acqua non sono molto lontani dal centro città; è sufficiente spostarsi di qualche chilometro a sud per accorgersi che i bidoni utilizzati per raccogliere l’acqua dai camion cisterna sono una realtà diffusa, per case e marciapiedi, e per i più fortunati sui tetti. Molti non sono neanche collegati con tubature alle case e la gente si serve semplicemente con dei secchi. Semapa, nonostante i molti soldi spesi, in parte ricevuti anche dalla cooperazione internazionale, non è mai arrivata al sud. Tutti i fondi destinati all’ampliamento delle reti sono sempre finiti prima che i lavori terminassero e comunque prima che l’acqua potesse scorrere nei tubi a dissetare i quartieri “marginalizzati” del sud.
Questa lacuna del servizio pubblico ha determinato la nascita dei “comites de agua”, piccole realtà di distribuzione “fai da te” dell’acqua. Sono associazioni, alcune legalmente costituite, altre informali, di vecinos (in sostanza comitati di quartiere) che per far fronte alle necessità si sono perforati i loro pozzi e si riforniscono di acqua autonomamente. Alcuni comitati raggruppano qualche decina di famiglie, per arrivare ad un massimo di mille, ovvero circa 5-6 mila persone. Gli affiliati ai comitati pagano le bollette dell’acqua secondo le norme che lo stesso comitato stabilisce. La struttura tariffaria è più flessibile di quella offerta (imposta?) da Semapa: spesso per alcune famiglie il pagamento della bolletta è difficoltoso; il comitato, conoscendo la realtà famigliare, può permettere ritardi nel pagamento o talvolta l’esenzione, senza necessariamente tagliare il servizio. Nelle aree servite da Semapa invece, il ritardo del pagamento provoca il blocco del contatore, il cui sblocco spesso costa ben più delle bollette arretrate.

Come è immaginabile, visto il contesto in cui operano i “comitati di acqua”, le difficoltà tecniche e gestionali non mancano, specie relative alla gestione qualitativa e quantitativa delle risorse sotterranee. Il progetto in cui sto collaborando ha come scopo l’appoggio di queste piccole realtà nello studio della qualità dell’acqua che viene distribuita. Le poche analisi chimiche, precedentemente effettuate, hanno evidenziato la presenza di contaminazioni da metalli oltre che da composti prodotti dalle scarse condizioni sanitarie. Lo scopo dello studio è quello di valutare lo stato attuale delle acque sotterranee per proporre politiche e pratiche per la corretta gestione del territorio e delle risorse idriche. Il lavoro viene svolto visitando i comitati per raccogliere informazioni tecniche sulle opere di captazione e per prelevare campioni di acqua. Uno degli ultimi quartieri visitati si chiama K’ara K’ara e si trova a valle della discarica di Cochabamba, costruita in violazione a numerose norme ambientali che nonostante tutto esistono. Il comitato da anni chiede invano la chiusura della discarica o almeno la sua messa in sicurezza. Durante la visita l’apprensione di chi vive all’ombra del mostro ecologico si poteva quasi toccare. Sono costretti a servirsi di un’acqua che non potrebbe essere chiamata cosi, con la paura che questo possa ripercuotersi sulla salute di loro e dei loro figli. Le parole scambiate con queste persone, tenaci nel lottare contro l’immobile e inetto potere dell’Alcaldia di Cochabamba, motiva nel continuare a lavorare al loro fianco, perché l’accesso all’acqua, di qualità, diventi veramente un diritto.