Appoggio scolastico a Ushpa Ushpa
Sono oramai tre settimane che ho iniziato la mia esperienza con “educar es fiesta” e quasi tutti i giorni mi reco al barrio Ushpa Ushpa (che si trova a circa una decina di chilometri dal centro della città) per seguire le attività che si svolgono con i bambini della scuola dove è installata la tenda del progetto. Per ora collaboro soprattutto nell’ambito dell’appoggio scolastico. I bambini che partecipano a questa attività sono inviati dai maestri della scuola, i quali hanno riscontrano in loro problemi d’apprendimento. Tre pomeriggi a settimana sono dedicati all’appoggio scolastico, uno a corsi di musica, teatro e circo e uno è concepito come uno spazio di discussione su diverse tematiche.
La realtà scolastica che ho incontrato in questo quartiere periferico è molto dura. Il livello scolastico medio dei ragazzi è molto basso e la violenza dei maestri nei confronti dei bambini e adolescenti è molto diffusa (si viene castigati con punizioni che forse hanno conosciuto i nostri genitori, come restare in piedi diverso tempo con le braccia alzate, bacchettate, ecc).
L’altro giorno ho lavorato con una bambina che frequenta la quarta primaria (l’equivalente della nostra quarta elementare) che aveva dei compiti di matematica con dei problemi da risolvere. Quando le ho chiesto di spiegarmi il problema, mi ha fatto capire che non sapeva leggere e che non aveva molta dimestichezza con i numeri, addirittura non riconosceva il segno “=”. Ho quindi ricominciato a spiegargli da capo la matematica, iniziando dai numeri dal uno al dieci e lavorando con piccoli calcoli eseguiti con l’aiuto di un abaco. Alla fine però la preoccupazione della bambina era di finire i compiti che gli erano stati assegnati per evitare di essere punita. La mia collega è andata a parlare con il suo maestro che le ha spiegato come non possa fare delle differenze o preferenze tra i suoi allievi nell’assegnazione dei compiti. Vi assicuro che non è l’unica che riceve compiti che non è in grado di affrontare nemmeno lontanamente. La grande domanda ora è: ci sono dei problemi cognitivi tanto grandi da aver impedito a questa bambina durante 4 anni di scuola di apprendere minimamente a leggere, oppure siamo di fronte a una delle tante “dimenticanze” della scuola boliviana?
Un altro aspetto scioccante di questo mio primo contatto con i ragazzi di Ushpa Ushpa è conoscere le loro storie di vita. In questo quartiere, come in gran parte della Bolivia, si sta vivendo una migrazione per lavoro verso l’estero molto forte, non solo Europa ma soprattutto Argentina. I genitori che decidono di emigrare in cerca di fortuna, affidano i loro bambini a nonni, zii o vicini e per molti anni, a parte qualche telefonata, la relazione si interrompe. Le conseguenze di questi abbandoni sono ben visibili nell’apprendimento scolastico e nel comportamento anche molto aggressivo di alcuni bambini o al contrario di alcuni completamente passivi. In Bolivia sta crescendo una generazione di figli senza genitori e le conseguenze sociali di questo processo non si conoscono ancora.