Acque condivise, opportunità condivise”. Con questo slogan domani, 22 Marzo, si celebrerà la Giornata Mondiale dell’Acqua 2009. Un motto importante che ricorda il destino comune dei popoli di fronte alla necessità di salvaguardare le fonti idriche, fonti di vita. Dopo i fatti del 2000, ricordati brevemente nel post del 20 febbraio, Cochabamba è diventata globalmente il simbolo della lotta della società civile per un accesso equo e garantito all’acqua, concepita come un diritto umano, un diritto alla vita. In questi anni si sono costituiti numerosi gruppi di studio e di promozione dell’acqua come bene pubblico inalienabile. Solo nella città di Cocha sono presenti qualche decina di associazioni, ONG o fondazioni che lavorano sul tema del diritto all’accesso all’acqua. A dispetto del motto della giornata mondiale di quest’anno, qui a Cocha sono state organizzate ben due ferie “internazionali” sull’acqua come bene comune, a distanza di poche settimane l’una dall’altra. Sono incontri pubblici ideati per uno scambio di esperienze e per sensibilizzare la società civile all’importanza di un uso consapevole delle risorse idriche.
In questo contesto di sensibilizzazione e preoccupazione sull’acceso a questo bene fondamentale, Semapa, l’ente pubblico che gestisce le acque cittadine, ha informato che dal prossimo mese inizieranno le interruzioni del servizio (già abbondanti, specie nei quartieri marginalizzati) con lo scopo di razionare le scarse riserve accumulate durante quest’estate. Si prevede di arrivare a ridurre del 50% l’erogazione dell’acqua per far fronte ad una marcata riduzione delle precipitazioni. Ci saranno quartieri, che già ora ricevono acqua solo per poche ore e non tutti i giorni alla settimana, che vedranno ridursi ulteriormente le ore del servizio.
La stessa Semapa ha annunciato la insufficienza di fondi per fare fronte a tale emergenza, annunciata. Sembra che la lotta politica degli anni ‘90 per l’approvazione del “mitico” progetto Misicuni (una imponente opera per la derivazione di acque del Rio Misicuni dal piovoso versante settentrionale della Cordigliera del Tunari verso la città, finanziato ed eseguito dallo Stato Italiano) abbia di fatto tolto fondi ed interesse verso altri progetti alternativi che avrebbero permesso alla città di campare in attesa del termine dei lavori, previsto fra 5 anni. Nel frattempo i timidi tentativi di mitigazione dell’emergenza sembrano consistere nella perforazione di pozzi profondi (si parla di ben 800 m) che non considerano gli errori fatti negli anni passati con la perforazione di batterie di pozzi di varie centinaia di metri, al costo di qualche milione di dollari, risultati sterili o poco produttivi. In questo contesto, con un sud della città costantemente assetato, giornalmente passano sotto casa nostra numerosi “aguaderos”, ovvero camion cisterna che raccolgono acqua da sorgenti libere per rivenderla a caro prezzo al sud, nei barrios poveri cresciuti a dismisura negli ultimi anni e sprovvisti di reti di approvvigionamento idrico. Studi effettuati da una associazione locale, CEDIB, indicano che al Sud il costo dell’acqua servita privatamente con autocisterne lievita da 3 a 5 volte quello che pagano i quartieri ricchi al Nord, nonostante l’acqua che ricevono a volte più che dissetare, uccide silenziosamente e senza clamore, contaminata da metalli pesanti ed atri composti tossici. In questo scenario tragico esistono associazioni che appoggiano tecnicamente e politicamente i comitati di quartiere nell’approvvigionamento idrico autonomo e di qualità, come AsicaSur. Per cercare di mitigare questa situazione fortemente ingiusta, perché l’acqua sia veramente condivisa, con le medesime opportunità.