A COCHABAMBA ME VOY

diario boliviano

Carnevale di Oruro

Filed under: Cultura, Diario — Francesca at 9:13 pm on Tuesday, February 24, 2009

Sabato 21 febbraio abbiamo partecipato, come altre più o meno 100′000 persone al Carnevale di Oruro, il più importante di Bolivia e uno dei più famosi del Sud America. Questo Carnevale è patrimonio culturale dell’Unesco e sicuramente (per chi ama le sfilate) vale la pena andarci.
Questa festa è un misto di sincretismo indigeno Urus e Cristiano: è una celebrazione alla Pachamama e allo stesso tempo un’adorazione della Vergine.
Una leggenda racconta come nel 1789 ad Oruro è apparsa la Vergine in una delle gallerie della miniera d’argento più ricca della città; da allora la celebrazione si è concentrata nel culto della “Virgen del Socavón” (Vergine della galleria).
La festa dura dieci giorni, durante i quali diversi gruppi folclorici percorrono ballando la città per un percorso di 4 chilometri accompagnati da bande musicali (circa 40′000 persone tra ballerini e musicisti).
Le principali danze sono la “Diablada“, la “Morenada“, i “Caporales“, il “Tinku” ed altre. Le principali maschere rappresentano diavoli, orsi, caporali, l’arcangelo Michele ed interpretano la conquista spagnola, il trionfo dell’arcangelo Michele sul demonio e altre rappresentazioni.
La processione del sabato dura dalle 10 del mattino fino alle 2 di notte. Alla fine del percorso, tutti i partecipanti alla sfilata entrano nella chiesa costruita sopra la galleria dell’apparizione per pregare la Madonna che si trova all’interno accanto ad una divinità originaria protettrice dei minatori e a cui si fanno offerte.

L’acqua nella Nuova Costituzione Politica dello Stato Boliviano

Filed under: Notizie, Politica — Giacomo at 1:29 pm on Friday, February 20, 2009

La Bolivia fu sul palcoscenico mondiale quando, nei primi mesi del 2000 con la famosa “guerra dell’acqua“, i movimenti sociali scacciarono da Cochabamba la multinazionale “Aguas del Tunari” che gestiva l’acquedotto cittadino. La privatizzazione, fortemente voluta dal Banco Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale in un’ottica di liberalizzazione dei servizi di base, produsse a Cochabamba come a La Paz (con “Aguas del Illimani”) un incremento delle tariffe che, nel delicato contesto socioeconomico boliviano, causò non poche difficoltà alle fasce economicamente più deboli della città. Ad aggiungere problemi si mise anche la legge 2029, che consentendo l’ingresso di aziende private nella gestione dei servizi di base, permetteva la privatizzazione dei sistemi di irrigazione, gestiti in prevalenza direttamente dalle comunità campesine beneficiarie. Tali fattori fecero scoppiare la rivolta che costrinse il governo di Banzer (ex generale e dittatore salito al potere nel 1971 con un colpo di stato e poi in seguito eletto democraticamente nel 1997) a rompere il contratto con la statunitense Bechtel e l’italiana Edison, capifila del contratto di “Aguas del Tunari”. Le violente manifestazioni furono represse con forza e lasciarono 7 morti tra i civili e 1 tra i militari.

In seguito alla rottura del contratto con “Aguas del Tunari” e all’abrogazione della Legge 2029 si moltiplicarono in Bolivia, ma soprattutto a Cochabamba, le organizzazioni della società civile aventi come scopo lo studio delle problematiche dell’accesso all’acqua. I movimenti erano diretti dalla “Coordinadora para la defensa del agua y de la vida” che nacque nell’occasione degli scontri della Guerra dell’Acqua. I movimenti, comprendenti comitati di quartiere, organizzazioni campesine, consorzi di irrigazione ecc., hanno contribuito attivamente alla formulazione di proposte legislative volte al riconoscimento dell’acqua come diritto fondamentale dell’uomo, inalienabile e che esula dalle leggi del mercato.

Gli articoli riguardanti l’acqua e le risorse naturali contenuti nella nuova costituzione boliviana approvata lo scorso 25 gennaio sono il risultato di questo processo altamente simbolico. La partecipazione della società civile nella loro redazione è stata importante e ha contribuito fortemente alla scelta delle linee guida.

In sintesi la nuova carta magna stabilisce che l’accesso all’acqua è un diritto fondamentale di ogni persona, analogamente ad una alimentazione sana e sufficiente (art. 16/I). Lo stato dovrà garantirne un accesso adeguato a tutta la popolazione (art. 16/II) secondo principi di solidarietà, complementarietà, reciprocità, equità, diversità e sostenibilità (art. 373/I). Innovativo è il diritto sancito ad un accesso equitativo dei servizi basici, ovvero acqua, fognatura, elettricità, gas domiciliare, servizio postale e telecomunicazioni (art. 20/I). La equiparazione tra servizio fognario e servizi idrici è estremamente importante e innovativa in un paese afflitto dalla piaga delle diarree infantili, se si considera che la causa delle infezioni deriva da uno scorretto stoccaggio dei reflui organici. Sarà un dovere dello stato fornire i servizi basici elencati, attraverso imprese pubbliche, miste, cooperative o comunitarie. Solo nel caso dei servizi di gas, elettricità e telecomunicazioni potranno essere stabiliti contratti con società private purché questi rispondano a criteri di universalità e accessibilità (art. 20/II). Nella gestione dei servizi dovrà esserci controllo e partecipazione sociale. L’articolo 20/III stabilisce che i servizi idrici e di fognatura sono dei diritti umani pertanto non oggetto di concessione ne privatizzazione. Sarà da vedere come le leggi attuative regoleranno gli accordi di utilizzo privato dell’acqua.

Nell’ambito delle competenze, si stabilisce il ruolo dello stato nella gestione delle risorse naturali strategiche, tra le quali vengono incluse le “fonti d’acqua” (art. 298). Saranno invece soggetti a competenze compartite con i vari enti territoriali autonomi (dipartimenti, provincie, municipi e comunità indigene originarie campesine) i progetti relativi all’approvvigionamento di acqua potabile (art. 299). In particolare le autonomie originarie indigene campesine avranno la competenza sui sistemi di irrigazione (che spesso hanno carattere comunitario).

Un altro aspetto importante che viene contemplato dalla costituzione è il concetto della vulnerabilità delle risorse idriche, sotterranee e superficiali, ed il riconoscimento delle loro funzioni ambientali, ma anche sociali e culturali (art. 373/II). L’uso di tali risorse sarà prioritariamente per “la vita” (art. 374/I) e la pianificazione di eventuali altri usi dovrà essere effettuata dallo stato congiuntamente alle comunità che vivono della risorsa, nel rispetto dei loro usi e costumi (importante per quanto riguarda le opere di irrigazione). Un altro aspetto importante è il riconoscimento delle falde “fossili”, ovvero quelle falde che sono localizzate prevalentemente sull’altipiano in clima arido, dove le scarse precipitazioni non permettono una sufficiente ricarica sotterranea. Queste falde dovranno essere tutelate dallo stato con priorità (art. 374/III), effettuando studi sulla sostenibilità dello sfruttamento al fine di incentivare un accesso equo alla risorsa (art. 375/III). Quest’ultimo aspetto è molto importante se si considera che proprio nelle aree aride dell’altipiano sono concentrate le maggiori attività minerarie che spesso necessitano di abbondante acqua nel processo produttivo. Questa coincidenza ha causato nel passato, e causa attualmente, numerosi conflitti tra le società minerarie e le comunità di agricoltori.

Politica italiana da oltreoceano

Filed under: Diario — Giacomo at 12:04 pm on Friday, February 20, 2009

La “politica” italiana arriva anche qui, con le barzellette di Berlusconi. Pensavo di essermi allontanato abbastanza e di potere tirare il fiato per un paio di anni, prima di ributtarmi nel caos tragicomico della politica Italiana. Eppure no, il suo buonumore arriva oltre oceano. Non è facile vedere e sopportare questo dall’estero. Quanto a volte sia difficile sostenere l’italianità all’estero lo potete capire leggendo gli articoli riportati sulla stampa internazionale, tradotti in questo sito. Buona pessima lettura.

Santos Ramirez: la corruzione buona

Filed under: Diario, Politica — Giacomo at 5:54 pm on Saturday, February 14, 2009

Da qualche giorno è alla ribalta su tutte le prime pagine dei giornali il caso di Santos Ramirez, uomo di punta del Movimento al Socialismo, molto vicino ad Evo Morales, nonché presidente della YPFB, la impresa statale che gestisce le risorse petrolifere boliviane fresche di nazionalizzazione. In seguito all’omicidio di un impresario appaltatore della YPFB, è stato scoperto un caso di corruzione (450 mila dollari). Le indagini in corso stanno svelando, come se fosse stato aperto il Vaso di Pandora, vari contratti truccati per fare favori ad impresari amici di Ramirez, e a Ramirez stesso. Ma il “vaso” sta fornendo altri dati inquietanti. Nella polemica furente di questo giorni si affrontano i sostenitori del presente governo con quelli dei precedenti, di Carlos Mesa e Gonzalo Sánchez de Lozada. I primi sostengono che il caso recente è solo una briciola rispetto alla corruzione diffusa nelle precedenti gestioni. Gli altri, cifre alla mano, sono pronti a giurare che vecchi i funzionari erano si corrotti, ma le cifre in ballo erano nettamente inferiori a quelle attualmente in discussione. Nella vivacità del dibattito tutti concordano nell’affermare che la corruzione era presente allora come ora e la discussione si riduce a una questione di cifre e al fatto che, come sostengono alcuni sostenitori di Ramirez, i fatti attuali sono intervenuti in un contesto di “lavori per il popolo”, mentre prima si sarebbe trattato di una svendita del paese. Ah beh…

“Povera patria, schiacciata dagli abusi di potere, di gente che non sa cos’è il pudore, si credono potenti e gli va bene quello che fanno e tutto gli appartiene”, F. Battiato, Povera Patria.

Caroline

Filed under: Diario — Giacomo e Francesca at 7:23 pm on Tuesday, February 10, 2009

Giovedì 5 Febbraio siamo diventati zii per la terza volta. Auguri a Caroline, Fabienne e Matteo. E speriamo assomigli tutta alla zia!

Caroline

Risultati referendum “dirimidor”

Filed under: Politica — Giacomo at 7:22 pm on Tuesday, February 3, 2009

Come accennato nel post del 1 Febbraio sui risultati quasi definitivi del referendum costituzionale (a tal proposito comunico che finalmente hanno terminato lo spoglio…), nella stessa data è stato sottoposto a parere popolare anche un quesito sul limite massimo di estensione del latifondo.

La necessità di indire un referendum su un punto così delicato è stata determinata dall’acceso scontro creatosi tra le varie parti politiche (o forse è meglio dire tra terratenenti e non) che non ha permesso all’Assemblea Costituente di raggiungere un accordo. La scelta offerta dal quesito era tra 5′000 o 10′000 ettari.

I risultati hanno dato per vincente con chiarezza l’estensione minore, con una percentuale dell’80.65%. Una analisi più attenta dei dati indica che in tutte le provincie della Bolivia ha vinto la scelta dei 5′000 ha, con percentuali che oscillano tra il 53% (Provincia Angel Sandoval, nell’estremo oriente del Departamento de Santa Cruz) e il 98% (Provincia Tapacari, Departamento de Cochabamba).

È evidente che la problematica dell’accesso alla terra è sentita in una nazione dove sembrerebbe che l’87% della terra produttiva sia in mano a solo il 7% della popolazione. L’unica pecca è che la nuova norma appena approvata non sarà retroattiva.

Le donne e le proposte per la Nuova Costituzione

Filed under: Politica — Francesca at 4:05 pm on Tuesday, February 3, 2009

Nei mesi precedenti alla approvazione della Nuova Costituzione Politica dello Stato, donne di tutte le estrazioni sociali, culturali e politiche della Bolivia hanno contribuito alla redazione del testo inviando all’Assemblea Costituente delle proposte di articoli. Anche CESAT, nel Cono Sur Cochabambino, ha contribuito a questo processo partecipativo organizzando gruppi di discussione sui problemi di genero e sull’emancipazione femminile. Le proposte nate dalle donne in tutta la Bolivia sono state inviate alla Assemblea Costituente, che in buona parte le ha accolte.

Ecco il risultato. Riportiamo in sintesi gli articoli della Nuova Costituzione nati da questo processo di partecipazione femminile.

L’articolo 8 indica l’importanza del rispetto dell’uguaglianza di genero nei principi basici dello stato boliviano. In particolare, gli art. 300 e 302 dichiarano che tra le competenze delle nuove autonomie (dipartimentali e municipali) c’è la promozione e lo sviluppo di progetti e politiche per l’infanzia e l’adolescenza, per la donna, gli anziani e le persone con deficienze.
L’art. 14 dichiara che lo stato deve sanzionare ogni discriminazione che sia di genero, per la situazione economica, il livello d’istruzione, la gravidanza, il tipo d’occupazione, etc. In questo paese, questi aspetti colpiscono in maniera maggiore le donne ed è per questo che è necessario distinguerla dall’uomo, proprio per la sua condizione più critica.
L’art. 15 si concentra sulla violenza e indica che tutte le persone hanno diritto alla vita e all’integrità fisica, psicologica e sessuale. In particolare sottolinea il ruolo spesso di vittima della donna e la difende.
Gli art. 63 e 64 sottolineano l’uguaglianza dei diritti e doveri dei coniugi nella famiglia.
L’art. 48 indica che tutti hanno diritto a un lavoro degno, senza discriminazione e con ugual salario per un lavoro di ugual valore. Non si possono licenziare donne in stato di gravidanza o con figli con meno di un anno di età.

Anche gli aspetti politici legati alle donne sono presi in considerazione nel nuovo testo.

Gli art. 147 e 210 costruiscono la base per una partecipazione ugualitaria a tutti i livelli della politica. Gli stessi partiti dovranno presentare liste con il 50% di presenze femminili. Per quanto riguarda il sistema di si dovrà aspettare la legge che applicherà questo principio costituzionale.
Gli art. 395 e 402 sono particolarmente cari alle donne delle aree rurali perché indicano che nella riforma agraria che si intende realizzare bisognerà tenere conto delle donne nella redistribuzione delle terre coltivabili. Inoltre proibiscono la discriminazione nei confronti delle donne all’accesso, alla proprietà e all’eredità della terra. Infine la Nuova Costituzione Politica dello Stato riconosce il valore economico del lavoro domestico.

Queste norme costituzionali possono servire per una riflessione sulla situazione della donna anche nelle nostre società, svizzera o italiana che sia.

Risultati “finali” referendum costituzionale 25 Gennaio 2009

Filed under: Notizie, Politica — Giacomo e Francesca at 5:54 pm on Sunday, February 1, 2009

Con estrema calma, la Corte Nacional Electoral sta scrutinando i dati del referendum per la approvazione della nuova costituzione svoltsi domenica scorsa, 25 Gennaio 2009. Ad oggi le operazioni di spoglio non sono ancora terminate, ma avendo raggiunto una percentuale del 99.98% delle schede, i dati possono essere considerati definitivi.

A livello nazionale, il SI vince con il 61.43% dei voti. Su 9 dipartimenti 5 sono a “favore”, anche se Chuquisaca raggiunge appena il 51.54%. Il dipartimento dove il SI ha avuto la vittoria più ampia è quello di Potosí con l’80.07% dei voti. Al contrario, nel dipartimento di Beni è stato raggiunto il minimo dei consensi, pari al 32.67%. Nel dipartimento di Santa Cruz, capofila dei movimenti a favore del NO, i favorevoli al cambio costituzionale sono il 34%.

Abbiamo elaborato i dati raccolti in due cartine che illustrano la “distribuzione dei consensi” a livello dipartimentale e provinciale. È evidente la divisione tra est (”media luna”, ovvero la regione caratterizzata dalla presenza delle grandi industrie agropecuarie e dei giacimenti di gas e petrolio) e ovest (area andina tipicamente mineraria e di piccola agricoltura di sussistenza), ma anche tra cittá e campagna (vedere la carta a livello provinciale).

È anche evidente che le “spaccature” sono maggiori nelle aree indipendentiste. Ovvero, se nei 5 dipartimenti dove ha vinto il SI (La Paz, Cochabamba, Oruro, Potosì e Chuquisaca) sono solo 2 su 78 le provincie per il NO (le provincie delle cittá di Cochabamba e Santa Cruz, ovvero Cercado e Oropeza), nei dipartimenti per il NO il fronte si presenta ben più spaccato, con 10 provincie su 34 in cui il SI vince raggiungendo anche percentuali del 68.88% (Provincia di Ichilo, Dep. S. Cruz).

Durante questo evento referendario, i cittadini Boliviani erano anche chiamati a scelgliere la massima estensione del latifondo. La scelta offerta dal testo costituzionale era tra 5′000 o 10′000 ettari. In questo caso i Boliviani hanno votato in massa (l’80.65%) per la riduzione del latifondo a 5′000 ettari, mostrando che anche molti di coloro che sono contrari all’approvazione del testo costituzionale, avvertono nella estensione del latifondo un problema da correggere.