La Bolivia fu sul palcoscenico mondiale quando, nei primi mesi del 2000 con la famosa “guerra dell’acqua“, i movimenti sociali scacciarono da Cochabamba la multinazionale “Aguas del Tunari” che gestiva l’acquedotto cittadino. La privatizzazione, fortemente voluta dal Banco Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale in un’ottica di liberalizzazione dei servizi di base, produsse a Cochabamba come a La Paz (con “Aguas del Illimani”) un incremento delle tariffe che, nel delicato contesto socioeconomico boliviano, causò non poche difficoltà alle fasce economicamente più deboli della città. Ad aggiungere problemi si mise anche la legge 2029, che consentendo l’ingresso di aziende private nella gestione dei servizi di base, permetteva la privatizzazione dei sistemi di irrigazione, gestiti in prevalenza direttamente dalle comunità campesine beneficiarie. Tali fattori fecero scoppiare la rivolta che costrinse il governo di Banzer (ex generale e dittatore salito al potere nel 1971 con un colpo di stato e poi in seguito eletto democraticamente nel 1997) a rompere il contratto con la statunitense Bechtel e l’italiana Edison, capifila del contratto di “Aguas del Tunari”. Le violente manifestazioni furono represse con forza e lasciarono 7 morti tra i civili e 1 tra i militari.
In seguito alla rottura del contratto con “Aguas del Tunari” e all’abrogazione della Legge 2029 si moltiplicarono in Bolivia, ma soprattutto a Cochabamba, le organizzazioni della società civile aventi come scopo lo studio delle problematiche dell’accesso all’acqua. I movimenti erano diretti dalla “Coordinadora para la defensa del agua y de la vida” che nacque nell’occasione degli scontri della Guerra dell’Acqua. I movimenti, comprendenti comitati di quartiere, organizzazioni campesine, consorzi di irrigazione ecc., hanno contribuito attivamente alla formulazione di proposte legislative volte al riconoscimento dell’acqua come diritto fondamentale dell’uomo, inalienabile e che esula dalle leggi del mercato.
Gli articoli riguardanti l’acqua e le risorse naturali contenuti nella nuova costituzione boliviana approvata lo scorso 25 gennaio sono il risultato di questo processo altamente simbolico. La partecipazione della società civile nella loro redazione è stata importante e ha contribuito fortemente alla scelta delle linee guida.
In sintesi la nuova carta magna stabilisce che l’accesso all’acqua è un diritto fondamentale di ogni persona, analogamente ad una alimentazione sana e sufficiente (art. 16/I). Lo stato dovrà garantirne un accesso adeguato a tutta la popolazione (art. 16/II) secondo principi di solidarietà, complementarietà, reciprocità, equità, diversità e sostenibilità (art. 373/I). Innovativo è il diritto sancito ad un accesso equitativo dei servizi basici, ovvero acqua, fognatura, elettricità, gas domiciliare, servizio postale e telecomunicazioni (art. 20/I). La equiparazione tra servizio fognario e servizi idrici è estremamente importante e innovativa in un paese afflitto dalla piaga delle diarree infantili, se si considera che la causa delle infezioni deriva da uno scorretto stoccaggio dei reflui organici. Sarà un dovere dello stato fornire i servizi basici elencati, attraverso imprese pubbliche, miste, cooperative o comunitarie. Solo nel caso dei servizi di gas, elettricità e telecomunicazioni potranno essere stabiliti contratti con società private purché questi rispondano a criteri di universalità e accessibilità (art. 20/II). Nella gestione dei servizi dovrà esserci controllo e partecipazione sociale. L’articolo 20/III stabilisce che i servizi idrici e di fognatura sono dei diritti umani pertanto non oggetto di concessione ne privatizzazione. Sarà da vedere come le leggi attuative regoleranno gli accordi di utilizzo privato dell’acqua.
Nell’ambito delle competenze, si stabilisce il ruolo dello stato nella gestione delle risorse naturali strategiche, tra le quali vengono incluse le “fonti d’acqua” (art. 298). Saranno invece soggetti a competenze compartite con i vari enti territoriali autonomi (dipartimenti, provincie, municipi e comunità indigene originarie campesine) i progetti relativi all’approvvigionamento di acqua potabile (art. 299). In particolare le autonomie originarie indigene campesine avranno la competenza sui sistemi di irrigazione (che spesso hanno carattere comunitario).
Un altro aspetto importante che viene contemplato dalla costituzione è il concetto della vulnerabilità delle risorse idriche, sotterranee e superficiali, ed il riconoscimento delle loro funzioni ambientali, ma anche sociali e culturali (art. 373/II). L’uso di tali risorse sarà prioritariamente per “la vita” (art. 374/I) e la pianificazione di eventuali altri usi dovrà essere effettuata dallo stato congiuntamente alle comunità che vivono della risorsa, nel rispetto dei loro usi e costumi (importante per quanto riguarda le opere di irrigazione). Un altro aspetto importante è il riconoscimento delle falde “fossili”, ovvero quelle falde che sono localizzate prevalentemente sull’altipiano in clima arido, dove le scarse precipitazioni non permettono una sufficiente ricarica sotterranea. Queste falde dovranno essere tutelate dallo stato con priorità (art. 374/III), effettuando studi sulla sostenibilità dello sfruttamento al fine di incentivare un accesso equo alla risorsa (art. 375/III). Quest’ultimo aspetto è molto importante se si considera che proprio nelle aree aride dell’altipiano sono concentrate le maggiori attività minerarie che spesso necessitano di abbondante acqua nel processo produttivo. Questa coincidenza ha causato nel passato, e causa attualmente, numerosi conflitti tra le società minerarie e le comunità di agricoltori.