Referendum per la Nuova Costituzione Politica dello Stato
Il 25 gennaio 2009 il popolo boliviano sarà chiamato a votare per il referendum approvatorio della Nuova Costituzione Politica dello Stato.
Dire che questa proposta costituzionale ha avuto una vita molto travagliata è un eufemismo…
Uno degli obiettivi di governo del presidente Evo Morales, che è stato eletto il 18 dicembre 2005 dal 54% dei votanti, era proprio quello di modificare la Costituzione ed è a questo scopo che il 2 luglio 2006 viene indetto un referendum per creare un’assemblea costituente con il compito di scrivere la nuova Carta Magna del Paese.
Questa assemblea ha avuto un lavoro difficile, dovuta in particolare al boicottaggio dell’opposizione oligarca che ha sede a Santa Cruz. Queste difficoltà hanno obbligato l’assemblea a cambiare sede, non più quindi Sucre dove era diventato impossibile riunirsi, ma Oruro. Il 30 novembre 2007, l’assemblea vota finalmente con la maggioranza dei 2/3 il nuovo testo costituzionale.
Dopo le vicende violente di settembre, quando gruppi di cittadini dei quattro dipartimenti con a capo prefetti oppositori al governo hanno preso d’assalto vari uffici pubblici e occupato, anche danneggiando (con danni di diversi milioni), diverse postazioni della centrale di distribuzione del gas, il governo si è riunito con i prefetti oppositori per trovare un accordo sul nuovo testo costituzionale, in particolare per quanto riguardava la questione dell’autonomia dipartimentale e la destinazione dei ricavati delle risorse naturali, di cui i quattro dipartimenti denominati “de la media luna” (Santa Cruz, Beni, Pando, Tarija ) sono ricchi.
Non si giunge alla firma di un accordo, ma le proposte dei gruppi di lavoro sulle due questioni trattate vengono incluse nella proposta costituzionale.
Durante il mese di novembre le camere si ritrovano a La Paz e l’obiettivo del governo è che il parlamento finalmente promulghi la legge per chiamare alle urne la popolazione per approvare in un referendum il nuovo testo. La questione si fa complicata perché l’opposizione non vuole firmare per vari motivi legati agli articoli sulla terra, sulla giustizia e altri. I movimenti sociali, in particolare campesinos, organizzano, con grande appoggio del governo, una marcia verso La Paz durata una settimana e terminata martedì 21 ottobre quando in varie centinaia di migliaia di persone si sono ritrovate in piazza di fronte al parlamento esigendo la legge. Alla fine si giunge ad un accordo che permette la firma della legge da parte del presidente e la definizione della data del 25 gennaio per il referendum. Il governo festeggia con i suoi ma gli accordi sulla questione della terra non sono del tutto favorevoli ai campesinos, almeno così ci sembra. A nostro parere la modifica avvenuta con l’aggiunta di un articolo (art:399) non modificherà la situazione della proprietà della terra. La prima versione della costituzione proibiva il latifondo, definendo quest’ultimo come: “il mantenere terre improduttive; avere terre che non compiono funzione economica sociale”; sfruttare la terra applicando un sistema di servitù, di semi schiavitù o schiavitù nella relazione lavorativa; avere terre che superino la superficie massima (ancora da stabilire se 5′000 o 10′000 ettari). L’articolo che segue quest’ultimo però stabilisce che i nuovi limiti della proprietà agraria si applicheranno ai terreni che si acquisteranno posteriormente all’entrata in vigore di questa costituzione. In pratica se si è proprietari di terreni più grandi di 10′000 o 5′000 ettari, e in Bolivia ce ne sono, che sono coltivati e compiono funzione economica e sociale non si subirà nessun esproprio….la popolazione che sperava in una ridistribuzione più equa della terra dovrà aspettare ancora un po` per veder realizzato questo sogno.
Questa nostra critica non vuole però sminuire gli aspetti importanti e validi che questa costituzione contiene. Per esempio gli articoli che promuovono la difesa dei diritti umani (e in particolare quelli delle donne); gli articoli che si concentrano sui diritti dei popoli indigeni, (garantendo loro un riconoscimento che fino ad ora non c’era e una loro identità culturale), la titolazione comunitaria della terra e un intento di autonomia. Un altro aspetto importante è costituito dagli articoli che definiscono le differenti autonomie territoriali, dipartimentali, regionali, municipali e indigene. Queste decentralizzazioni dovranno permettere una miglior gestione del territorio.
Tutto questo ed altro ancora entrerà in vigore il 25 di gennaio se la popolazione accetterà la nuova costituzione.
Anche il CESAT partecipa a questo processo, in particolare con la socializzazione della nuova proposta costituzionale nel Cono Sur attraverso corsi e programmi radiofonici che presentano il nuovo testo. Inoltre, attraverso uno dei suoi progetti dedicati alle donne, finanziato da UNIFEM (programma della ONU per le donne), si cercherà di elaborare delle proposte di legge relative ad articoli che sono vicini alla realtà della “mujer campesina”. Questi articoli saranno poi proposti ai legislatori, in particolare alle deputate del sindacato Bartolina Sisa.
Qua sotto potete vedere alcune foto del primo corso organizzato per questo scopo con alcune partecipanti e anche le foto delle colleghe di Francesca che registrano i gingles radiofonici.
Per chi volesse informarsi maggiormente sulla nuova costituzione e le modifiche decise nel parlamento ecco il sito internet della “Representación Presidencial para la Asamblea Constituyente” che si occupa della socializzazione della nuova Carta Magna http://www.repac.org.bo.

