A COCHABAMBA ME VOY

diario boliviano

Giorno dei morti

Filed under: Diario — Giacomo at 8:28 pm on Saturday, November 22, 2008

Con qualche settimana di ritardo (solo 3!) vi raccontiamo la giornata del 2 novembre, passata in compagnia degli amici ticinesi e boliviani nel cimitero di Tarata.

Tarata è un paesino rurale posto a circa un’ora di auto dalla città di Cochabamba, che ha un cimitero che diventa una meta relativamente ambita durante il giorno dei morti. Il motivo dell’attrazione deriva dalla permanenza di usanze rurali, frutto di una mescolanza di credenze precoloniali e riti cattolici.

Una premessa è d’obbligo: la festività dei morti inizia il primo novembre a mezzogiorno. Le famiglie che hanno subito un lutto recente, preparano una tavola (armar la mesa) con tutti i piatti e bevande che piacevano al defunto e la decorano con figure fatte di pane tra le quali una scala che permette all’anima del caro di scendere in casa, infatti questa resterebbe nel cielo prossimo alla terra per i primi tre anni dalla morte prima di andare in paradiso. L’anima rimane in casa fino al mezzogiorno successivo e durante questo periodo parenti e amici vengono a visitarla, pregando davanti alla tavola imbandita. Anche gli sconosciuti sono invitati ad entrare per partecipare alle preghiere ricevendo in cambio dei biscotti e dolci tipici. Tra questi sono frequenti gruppi di ragazzini che fanno il giro delle case segnate a lutto pregando e cantando per riempirsi le tasche di dolci.

Il 2 novembre, dopo che l’anima è tornata in cielo, si portano tutte le vivande al cimitero per adornare la tomba del caro estinto. Anche al cimitero il cibo posto sulle tombe viene distribuito a tutte le persone che si fermano a pregare. Alla fine della giornata, come segno di buon auspicio, la tomba deve rimanere vuota… ecco il perché della nostra visita a Tarata.

Durante il pomeriggio abbiamo girato nel cimitero offrendo le nostre preghiere in italiano e riscuotendo molto successo. In cambio abbiamo riempito diversi sacchetti di dolci e bevuto abbondante “chicha”, bevanda tradizionale boliviana ottenuta dalla fermentazione del mais.

L’ambiente che si incontra nei cimiteri è di tristezza per la perdita dei cari, ma anche di allegria nel condividere il ricordo. Una nota molto divertente è costituita dalle numerose bande presenti (gruppi di 4-5 strumenti) che suonano in onore dei defunti. La musica delle bande accompagna la passeggiata tra le tombe, finché i suonatori hanno la forza di soffiare negli strumenti e, soprattutto, di stare in piedi a causa della sbornia di chicha che va peggiorando durante il pomeriggio.

Per rispettare la particolarità dell’evento abbiamo scattato pochissime foto che potete vedere qui a seguito.

Bolivia libera… o Spagna libera?

Filed under: Curiosità — Giacomo at 6:29 pm on Thursday, November 20, 2008

Si racconta che il primo moto di indipendenza della Bolivia, ad opera prevalentemente dei creoli, nacque a Sucre, nel 1808. Dopo l’invasione napoleonica della Spagna (1807-1808) ed il rovesciamento dei Borboni, l’Alto Perù (allora colonia spagnola e comprendente l’attuale Bolivia) rimase fedele al governo destituito di Ferdinando VI. In suo sostegno, a Sucre, venne organizzata una manifestazione. Le grida di “libertà” lanciate contro Napoleone II di Francia ed a favore della Spagna vennero però intese dai più come una richiesta di libertà per la Bolivia dal giogo coloniale Spagnolo, motivando molta gente a scendere nelle piazze. Seguirono sollevamenti nelle città di La Paz, Cochabamba, Oruro e Potosì (1809), questa volta espressamente per l’indipendenza della Bolivia. Iniziarono così 16 anni di lotte che portarono all’indipendenza, conseguita il 6 Agosto 1825. La prima capitale fu, appunto, Sucre.

Alex

Filed under: Diario — Francesca at 6:01 pm on Friday, November 14, 2008

Oggi ho conosciuto Alex! E chi sarà mai questo Alex, tanto importante da scriverne un post? Alex è un bambino di dodici anni (così ha dichiarato, ma fisicamente ne dimostra otto) che questa mattina, mentre attraversavo un ponte per andare in centro a piedi, mi si è avvicinato a piedi scalzi con i suoi vestiti cenciosi per chiedere una monetina.
La prima idea è stata quella di dargli qualcosa e allontanarmi il prima possibile, visto che molti qui consigliano di stare lontani dai ragazzini di strada perché sarebbero molto pericolosi ed aggressivi, specie se sotto effetto della colla, che viene inalata come stupefacente per farsi più coraggio e non sentire fatica e fame.
Invece, non so perché, forse per lo sguardo lucido e il fare gentile del bambino, ho deciso di fermarmi a parlare con lui proponendogli di andare insieme a comprare da mangiare piuttosto che dargli dei soldi.
Certo è stato un rischio ma mi ha permesso di passare un bel quarto d’ora in compagnia di questo bambino. Mi ha raccontato della sua vita sotto il ponte in compagnia di altri “colleghi” (alcuni più amici di altri…) e di come stesse risparmiando per comprarsi delle scarpe e dei vestiti (tiene da parte 40 bolivianos, circa 4 euro). Gli ho chiesto se andava a scuola e mi ha risposto di no, ma che sapeva leggere, scrivere e qualcosa di matematica. Ha cercato ancora di chiedermi soldi perché ne doveva a un suo compagno di sventura che probabilmente lo avrebbe picchiato, ma al mio rifiuto non ha insistito e ha continuato a raccontarmi della sua realtà. Per esempio di come quando, in certe notti di pioggia, fa freddo e bisogna cercare di “affittare” delle coperte per stare più al caldo. Tutto questo senza mai fare la vittima.
Ritornati al ponte ci siamo salutati tranquillamente con una bella stretta di mano e lui è tornato a “casa” con il suo sacchetto di cibo augurandomi buona giornata.

Il litio ed il Salar de Uyuni

Filed under: Notizie — Giacomo e Francesca at 5:31 pm on Wednesday, November 12, 2008

Il Salar de Uyuni, forse uno dei luoghi più spettacolari della Terra, è messo i pericolo dal litio. Il litio è un metallo utilizzato per la costruzione di batterie elettriche ad alto rendimento utilizzate per pc, telefoni ed ora anche per le automobili. Il Salar de Uyuni è una delle aree al mondo più ricche del metallo, grazie alla sua caratteristica di accumularsi nelle salamoie. Qualcuno sostiene che il Salar de Uyuni sia la più grande riserva esistente sulla Terra.

Il 28 Maggio 2008, il Governo Boliviano ad Uyuni ha inaugurato il cantiere per la costruzione del primo impianto industriale per lo sfruttamento del metallo e che entrerà in esercizio a Novembre 2009 (video). L’impianto sarà in grado di produrre da 40 a 100 ton di carbonato di litio al giorno che attualmente ha un costo di 7000 US$/ton. L’investimento effettuato dal Governo è di 6 milioni di US$ ed i proventi, a quanto dicono, si fermeranno interamente in Bolivia. Secondo le dichiarazioni, il progetto in corso servirà come pilota per la costruzione di un importante impianto per uno sfruttamento a larga scala (investimento previsto di 250 milioni di US$) destinato a produrre fino a 20′000 tonnellate al giorno (pari alla metà della produzione mondiale!) di metallo puro. Secondo quanto indicato dal Ministerio de Minería, il progetto avrà un impatto ambientale minimo (?!) e consentirà di studiare il miglior modo per sfruttare il metallo riducendone l’impatto ambientale. Però lo stesso ministro Luis Alberto Echazu (a capo del Ministerio de Minería) intervistato dalla BBC, fa notare che “non è la soluzione magica … genererà inquinamento, non solo per l’utilizzo di combustibili fossili, ma anche per gli stessi impianti di produzione, che emettono anidride solforosa…”.

Le industrie automobilistiche da tempo hanno aguzzato gli occhi, specie ora che, aumentando la produzione di auto elettriche, hanno stimato che i giacimenti attualmente sfruttati dureranno solo fino al 2015. Il 23 di Ottobre 2008, anche se i periodici nazionali hanno riportato la notizia solo oggi, il Presidente Evo Morales ha ricevuto una delegazione di industriali dell’auto, tra le quali il gruppo Francese Bolloré, intenzionati a mostrare i vantaggi ambientali delle auto elettriche ed a proporre una collaborazione industriale nella costruzione di un impianto per lo sfruttamento a grande scala del Salar. Il governo cerca quindi collaborazioni esterne, anche se dichiara di voler agire indipendentemente.

Con intenti ambientalisti si mettono le mani su uno dei luoghi più affascinanti della Terra. Speriamo almeno che i proventi si fermino questa volta in terra Boliviana, nelle tasche di chi per anni si è spezzato la schiena e ha sofferto la silicosi per cavare l’argento, il piombo, il nichel, lo stagno, il rame, lo zolfo, il ferro….

“La memoria duele y enseña: los recursos naturales no renovables se van sin decir adiós, y jamás regresan.” (Eduardo Galeano)