Stagione di piogge e missioni spaziali
E’ iniziata la stagione delle piogge, almeno così sembra. Da qualche giorno il tempo è peggiorato, inizialmente con temporali serali ed ora con pioggia forte. Con circa un mese di anticipo (forse a causa del calentamiento global, come dicono qui, o della Niña) sono iniziate le piogge tanto attese al campo. Con le prime piogge anticipate i contadini partono con i lavori di aratura e semina dei campi. L’arrivo anticipato delle piogge fa sperare in una stagione più lunga e produttiva, anche se le previsioni meteo a lungo termine indicherebbero una estate calda ed arida.
Se in campagna l’arrivo delle piogge indica l’inizio di una nuova stagione di semina e raccolti, qui in città la visione è un poco più triste. Il già congestionato traffico diventa ingestibile. Per non parlare della vita dei pedoni, costretti a evitare pozzanghere abissali dove vivono i mostri generati dai sottoprodotti del consumismo cittadino. Gli automobilisti naturalmente non prestano la minima attenzione al benessere di chi va a piedi. Non resta che guardarsi bene attorno e coordinare i movimenti con il traffico.
Intanto ieri (29 Ottobre) è stato inviato nello spazio il primo satellite geostazionario per comunicazioni dell’America Latina che porta il nome evocatorio di Simon Bolivar. Il satellite è stato pagato grazie ai proventi del petrolio venezuelano (480 milioni di dollari) ma costruito e messo in orbita dalla Cina. Secondo quanto comunicato da Chavez, all’ultimo momento prima del lancio, gli USA con una telefonata (tipo “pronto?, sono gli USA…”) avrebbero cercato di impedirne il lancio indicando possibili malfunzionamenti tecnici che non si sono visti, almeno alla televisione. Sempre secondo Chavez, ed Evo che era presente alla cerimonia del lancio, consentirà alle aree indigene e contadine storicamente emarginate di accedere ad un servizio pubblico che abbatterà i pezzi delle comunicazioni.
Mentre ieri partiva il nuovo satellite, qui in città, dopo la prima mezz’ora di pioggia, si sono allagate circa una cinquantina di case a causa del reticolo idrico cittadino violentato da edificazioni sregolate e dall’abbandono di rifiuti di ogni genere. Se il satellite Simon Bolivar fosse stato messo in orbita qualche tempo fa, forse gli sfortunati cittadini annacquati avrebbero avuto il tempo di telefonare all’Alcalde per sollecitare i necessari lavori di manutenzione.
