A COCHABAMBA ME VOY

diario boliviano

Pedagogía de la ternura

Filed under: Cultura — Francesca at 11:05 am on Sunday, August 15, 2010

Nella concezione del lavoro educativo e artistico di “educar es fiesta”, l’attitudine, ovvero il tipo di relazione che si costruisce con i bambini e adolescenti, ha molta importanza, anzi si considera che è uno degli elementi che hanno permesso i risultati fin qui ottenuti. “educar es fiesta” vede nell’educazione un processo dove costruire relazioni educative che permettano dare un senso all’esistenza, che cercano di sviluppare le capacità e le abilità psico sociali necessarie ad affrontare la vita, per conquistare la libertà personale, la autodeterminazione responsabile e solidale con il resto degli esseri viventi.

Alla base di questo pensiero c’è la “pedagogía del la ternura” o “pedagogía del buen trato” (pedagogia della tenerezza o del buon tratto), corrente nata e sviluppatasi in Sud America, in particolare in Colombia e in Perù, in zone di guerra o di grande violenza. Zone dove le relazioni interpersonali erano caratterizzate dalla violenza, dall’insicurezza, dalla paura e dal sospetto. Fattori alla base delle buone relazioni sociali e personali come la solidarietà, l’affettività, la sicurezza avevano dovuto ripiegarsi negli ambiti più privati e nascosti delle persone. La “pedagogía de la ternura” nasce come una necessità per tornare a quella normalità che permette alle comunità di crescere e svilupparsi in maniera sana, senza esclusioni o oppressioni. L’idea è che attraverso una certa maniera di relazionarsi che ha alla base il riconoscimento del valore di ogni persona, l’ascolto, l’accoglienza, la chiarezza, l’empatia ma anche la costruzione e il rispetto di regole di convivenza, si possa riuscire a costruire una società capace di accogliere tutti e farli partecipi del suo sviluppo, diminuendo i disagi spesso alla base di atti di violenza.

Tutto questo lo si può incontrare anche nelle relazioni socio educative che esistono tra maestro e allievo, tra genitori e figli e come nel nostro caso tra educatori e partecipanti alle attività educative e artistiche. In queste relazioni l’adulto deve essere l’attore che rafforza l’autonomia, la libertà di scelta responsabile personale e collettiva, la partecipazione attiva dei ragazzi. Deve essere colui che protegge l’infanzia promuovendo lo sviluppo di bambini e adolescenti come attori principali della loro esistenza e non attori passivi di decisioni altrui.

“educar es fiesta” ha racchiuso in alcuni punti questa idea per comunicare e invitare tutti a costruire questo tipo di relazioni, per invitare alla riflessione su come ci relazioniamo tutti i giorni con gli altri.

Come costruire relazioni di buon tratto:

1. Riconoscendo che siamo unici e irripetibili

Cosí devo riconoscere gli altri e che loro riconoscano me. Bisogna essere disposti ad accettare e rispettare le differenze sociali, culturali, generazionali e personali.

2. Coltivando la capacità di mettersi nel posto dell’altro

Sapersi mettere nel ruolo dell’altro per poterlo comprendere e così poter discutere in maniera costruttiva con lui.

3. Praticando una comunicazione effettiva

Esprimere quello che si sente, che ci piace e non piace in maniera chiara e allo stesso tempo con la responsabilità di ascoltare gli altri e rispettare le loro opinioni.

4. Curando l’armonia tra gli esseri umani

Sapendo che le nostre azioni influiscono e possono danneggiare gli altri e che le azioni degli altri influiscono e possono danneggiarci.

5. Facendo accordi e rispettandoli

Per superare errori e conflitti perché siamo differenti e abbiamo forme distinte di pensare e attuare. E’ importante imparare a con-vivere rispettando limiti e regole per relazionarci meglio.

La mia esperienza con i bambini e adolescenti di Ushpa Ushpa non fa che confermare questo pensiero. Grazie all’attitudine aperta, di riconoscimento, di ascolto, i ragazzi con cui stiamo dimostrano il loro valore che invece in altri ambiti, come la scuola, non riescono. Il fatto di offrire uno spazio dove i bambini e gli adolescenti sono valorizzati per quello che sono, permette loro di sviluppare capacità che sembravano non avere. Sempre con l’idea che siano il più autonomi possibile.

Per chi volesse approfondire e conosce lo spagnolo, invito alla lettura di Alejandro Cussianovich, un pedagogo peruviano che ha scritto molto sul tema.

Tamburi a Ushpa Ushpa

Filed under: Curiosità, Diario — Francesca at 8:13 pm on Sunday, May 16, 2010

Nelle ultime settimane i partecipanti al corso di musica di Ushpa Ushpa hanno partecipato alla costruzione dei tamburi che da questa settimana inizieranno a suonare. Le tre giornate necessarie alla costruzione di questi strumenti sono state molto divertenti anche se accompagnate da odori abbastanza nauseabondi dovuti alle pelli di capra rimaste a macerare in acqua, sale e cenere per 2 giorni. Le pelli sono state strizzate, ritagliate, spelacchiate e infine tese e fissate con una corda alle basi dei tamburi. Passati ancora alcuni giorni, e soprattutto seccate le pelli, si è continuato lo spelacchiamento ed è stata tesa ulteriormente la corda. Infine eccoli pronti per essere suonati con forza ed entusiasmo dalla murga di Ushpa Ushpa.

Acqua pulita

Filed under: Notizie, Videoblog — Giacomo e Francesca at 3:34 pm on Tuesday, March 30, 2010


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Milioni di persone al mondo non hanno accesso ad acqua pulita. Questo video di una campagna della Chiesa svedese, mostra con una forma insolita cosa questo voglia dire. Se ci provoca shock, dovremmo a maggior ragione stupirci pensando a che una delle principali cause di morte per i minori di 5 anni è la diarrea. Spesso provocata dal consumo di acqua sporca.

Cochabamba. De la guerra a la gestión del agua

Filed under: Cultura — Giacomo at 9:35 pm on Wednesday, March 10, 2010

Uno scritto interessante di Raúl Zibechi sui sistemi comunitari di gestione dell’acqua nella periferia sud di Cochabamba. Un’analisi approfondita e reale che ipotizza il sistema di gestione comunitario e partecipativo come un modello reale per concretizzare un nuovo mondo, diverso, che i movimenti “altermondialisti” da tempo evocano.

Ora che lo Stato Boliviano finalmente è presente e inizia a dare segni di interesse nel soddisfare le esigenze idriche del sud della cittá, ora che la nuova costituzione ha sancito il diritto all’accesso all’acqua, cosa sarebbe dei sistemi comunitari? Cosa succederebbe quando finalmente SEMAPA (la impresa municipale) allaccerá le case del sud?

“[...] Se le comunitá lasciassero da parte i loro bacini di accumulo, le loro reti e pozzi d’acqua, starebbero distruggendo quello che furono capaci di costruire in due decenni. Di più: starebbero passando da un servizio decentralizzato e disperso, e per tanto controllabile dalle “basi”, a un sistema centralizzato e concentrato, amministrato da una burocrazia e da tecnici che sarebbero quelli che terrebbero il potere reale su un bene comune e indispensabile per la vita. [...] Centinaia di migliaia di persone hanno dimostrato a loro stesse che sono capaci di fare, di creare qualcosa di nuovo dal niente, con le loro proprie forze. Per chi aspira a un mondo nuovo (”Un altro mondo è possibile”, dice il motto del Forum Sociale), le esperienze come quelle dei sistemi comunitari di gestione dell’acqua saranno decisive. Si tratta, niente meno, che della gestione con successo di beni comuni in un contesto urbano, qualcosa nel quale i movimenti “antagonosti al sistema” hanno avuto poca esperienza.

Ci insegnano che è possibile gestire al di fuori dello Stato e delle grandi imprese private e statali; misero in marcia un modello que consiste in una infinitá di iniziative decentralizzate e orizzontali, di successo e sostenibili, efficienti e senza burocrazie. In qualche modo, le esperienze dei “comitati d’acqua” di Cochabamba anticipano, in modo embrionale, le caratteristiche che potrebbe avere questo “altro mondo”, tanto necessario come possibile.”

Leggi tutto l’articolo, solo in spagnolo, QUI. Alle prossime puntate per la traduzione….

Villa Venezuela

L’autore: Raúl Zibechi è un pensatore e scrittore Uruguayano, Premio Prensa Latina 2003, studioso dei movimenti sociali latinoamericani. Attualmente è membro del consiglio di redazione del settimanale Brecha (Uruguay). Docente e ricercatore dei movimenti sociali alla Multiversidad Franciscana de América Latina. È attivo collaboratore di organizzazioni sociali, di quartiere e di mezzi di comunicazione alternativi. Autore di numerosi libri e saggi.

Nella foto una riunione presso il Comitato Villa Venezuela per stilare il documento diagnostico della rete: tutti gli associati sono invitati e partecipano nella redazione dei documenti che indicano le difficoltà, i problemi, e definiscono le prossime priorità di azione.

Dal Sud al Nord: nuove tecnologie per un vecchio continente

Filed under: Cultura, Diario — Giacomo at 11:42 pm on Wednesday, February 17, 2010

Principio Ecosan - by GTZPrima di partire per questa esperienza avevo sentito parlare diverse volte della presenza di stemi sanitari ecologici, bagni e sistemi di depurazione, ma non ne avevo mai visto uno. Infatti nelle nostre regioni ormai la fogna arriva quasi ovunque e la applicazione di sistemi alternativi è lasciata troppo spesso alla sensibilità dei singoli. L’idea della fogna, benché rivoluzionaria, è vecchia e non più adatta ai nostri tempi nonostante il ricordo nostalgico della civiltà romana e della famosa cloaca maxima. Le fogne costituiscono un metodo vecchio, antiecologico, dispendioso e sprecone di smaltimento delle acque reflue [1]. E questo al sud forse lo si puo veder meglio che al nord. Infatti nonostante  le tecnologie di “saneamiento ecologico” siano tutte inventate al nord, specialmente in Europa, solo nei paesi sottosviluppati sono state applicate ampiamente e spesso costituiscono la prima scelta, non dettata esclusivamente dalla sensibilità dell’utente, ma anche da criteri economici e ambientali.

In Bolivia sono stati sviluppati numerosi progetti di “saneamiento ecologico descentralizado [2]“, portati avanti da varie organizzazioni di cooperazione internazionale (esempio la GTZ) o fondazioni locali (esempio Agua Tuya). In Bolivia il contesto favorevole alla costruzione di sistemi ecologici nasce prevalentemente dall’assenza di servizi tradizionali, dalla costante emergenza sanitaria (la diarrea infantile costituisce ancora una delle principali cause di morte), dalla necessità di trovare tecniche che necessitano di poche risorse economiche e dalla cronica scarsità di acqua. Nella valle di Cochabamba sono presenti ormai svariati progetti di “saneamiento ecologico”. A La Paz si sta progettando un nuovo campus universitario per 600 studenti le cui acque reflue serviranno per produrre il biogas necessario al riscaldamento della struttura. Nell’altipiano vengono costruiti ad oltre 4000 metri di altitudine biodigestori domestici costruiti con materiale “di risulta”, dove il prodotto giornaliero di una persona produce una quantità di gas equivalente in media al suo consumo energetico e permette inoltre di ridurre l’inquinamento, le infezioni e produce un fertilizzante utile per i campi. I bagni secchi [3], ovvero bagni che separano le urine dalle feci consentendo la produzione di fertilizzanti sicuri e di qualità, sono ormai realtà; certo è necessario ancora tempo perché soppiantino le latrine tradizionali, ma la produzione e la vendita di tali prodotti è tale che in Bolivia esistono almeno due grandi aziende che a fianco delle linee tradizionali hanno iniziato la produzione di latrine secche “NoMix”.

Ma queste tecnologie sarebbero applicabili al nord? Ovvero, sono  tecniche “appropriate” solo al sud o lo possono essere anche al nord?

Continua a leggere qui…

Bollettino EducArte n. 2

Filed under: Cultura, Diario — Francesca at 11:49 am on Sunday, January 24, 2010

Con un po di ritardo… pubblichiamo la traduzione del bollettino EducArte n. 2 (…di Novembre 2009).  Buona lettura. Cliccate sull’immagine per scaricarlo in pdf.

L’acqua rubata, dalla mafia alle multinazionali

Filed under: Cultura, Notizie — Giacomo at 1:00 am on Friday, November 27, 2009

por Vauro“In Sicilia si fanno processioni e cerimonie religiose per invocare la pioggia, ma quando c’è la pioggia bisogna svuotare le dighe”.

Un testo del 2001 a cura di Umberto Santino tratto dal sito del Centro Siciliano di Documentazione “Giuseppe Impastato”. Una riflessione attuale sull’appetitoso mercato dell’acqua in Italia che si inserisce nella discussione sulla recente approvazione della nuova legge che obbliga al passaggio alla gestione privata delle reti idriche nell’arco di tre anni (DL 135/2009, articolo 15). La mafia è forse l’impresa più solida attualmente in Italia. È legittimo quindi chiedersi quale saranno gli interessi di questa e quali garanzie verranno date contro l’infiltrazione mafiosa nel settore acque.

“La grande “sete di Palermo” del 1977-78 fu l’occasione per l’apertura di un’inchiesta sulle fonti di approvvigionamento idrico nell’agro palermitano. Tra le poche fonti informative esistenti c’era la Carta delle irrigazioni siciliane redatta nel 1940 dalla sezione di Palermo del Servizio idrografico del Ministero dei lavori pubblici, da cui risultava “un aggrovigliarsi di usi di acque delle più diverse provenienze” e individuava 114 sorgenti e 600 pozzi che prelevavano l’acqua dalla pingue falda freatica. Un documento più recente, del 1973, redatto dall’Ente sviluppo agricolo (Esa) rilevava l’esistenza di 1.469 pozzi che attingevano alla falda freatica nella fascia costiera.

Queste acque sotterranee per la grande rilevanza che avevano per il soddisfacimento del fabbisogno idrico della città e delle campagne avrebbero dovuto essere inserite nell’elenco delle acque pubbliche, invece vengono lasciate sfruttare dai privati e in prima fila sono i più noti rappresentanti dell’associazione mafiosa. A dire del magistrato che condusse l’inchiesta, il pretore Giuseppe Di Lello, il criterio nella redazione degli elenchi delle acque pubbliche è il “rispetto” delle acque private. Nel Prga (Piano regolatore generale degli acquedotti) redatto dal Ministero dei lavori pubblici e approvato nel 1968 figuravano solo 13 pozzi, di cui due salini e quattro in via di esaurimento per impoverimento della falda, mentre non c’era traccia dei pozzi ricchissimi d’acqua gestiti dai Greco di Ciaculli, una delle dinastie mafiose più note, e da altre famiglie mafiose: i Buffa, i Motisi, i Marcenò, i Teresi.

Ovviamente la falda freatica andava impoverendosi per il vero e proprio saccheggio perpetrato dai privati e in particolari dai mafiosi e in molti pozzi era già in stato avanzato l’intrusione di acqua marina che ne rendeva impossibile l’uso. L’acqua dovrebbe essere un bene pubblico, invece l’Azienda municipale acquedotto di Palermo (Amap) prende in affitto i pozzi dei privati e negli anni ‘70 il Comune di Palermo paga quella che dovrebbe essere la sua acqua circa 800 milioni l’anno. Particolare significativo: i privati per scavare i pozzi si servono dei mezzi dell’Esa, cioè di un ente pubblico, e con modica spesa realizzano affari consistenti. L’Amap, alla ricerca di nuove acque, trivella le zone povere d’acqua, lasciando le zone più ricche al monopolio dei privati.

Le responsabilità di tale situazione sono state chiaramente individuate, ai vari livelli: dal Ministero dei lavori pubblici all’Assessorato regionale, al Provveditorato per le opere pubbliche, all’Ufficio del Genio civile e, ovviamente, all’Amap. Alcuni fatti costituivano reato e gli atti vennero inviati alla Procura della Repubblica ma l’inchiesta non ebbe seguito.

Un’altra inchiesta condotta nel 1988 si concludeva con il rinvio a giudizio di vari mafiosi, di proprietari di pozzi e di alcuni tecnici, ma il processo si concluse con una serie di assoluzioni”. [...]

Leggi tutto sul sito del Centro Siciliano di Documentazione “Giuseppe Impastato”.

Bollettino EducArte n. 1

Filed under: Cultura, Diario — Francesca at 12:23 pm on Friday, October 30, 2009

È uscito il primo bollettino di “educar es fiesta”, che si intitola EducArte. Vi proponiamo la versione tradotta. Cliccate sull’immagine per scaricarlo!

Bollettinoi EducArte n1

Addio a Mercedes Sosa

Filed under: Videoblog — Giacomo e Francesca at 12:15 pm on Sunday, October 4, 2009

Questa mattina in una clinica di Buenos Aires è morta all’età di 74 anni la grande cantante argentina Mercedes Sosa. Uno dei nostri sogni durante questa esperienza sudamericana era quello di poter partecipare a un suo concerto e con tristezza non lo potremo realizzare.

Vogliamo ricordarla con una canzone bellissima “Alfonsina y el mar”. Questa canzone parla di una altra grande donna nata a Sala Capriasca alla fine dell’ottocento ma cresciuta e diventata famosa in Argentina: la poetessa Alfonsina Storni.

La murga di “educar es fiesta”

Filed under: Curiosità, Diario — Francesca at 4:28 pm on Saturday, August 29, 2009

Sabato 22 di agosto abbiamo animato con la murga di “educar es fiesta” un pranzo offerto ai meno fortunati della città dalle suore clarisse in onore della festività di Santa Chiara. Abbiamo offerto con il nostro gruppo artistico una mezz’ora di musica con percussioni e giocoleria e abilità circensi alle persone presenti e poi siamo stati invitati a condividere il pranzo preparato dalle suore.

A questa mattinata hanno partecipato diversi colleghi e soprattutto i ragazzi che frequentano i nostri corsi di Tikipayawasi, una istituzione che lavora con ex ragazzi di strada, e con alcuni componenti dell’elenco artistico della nostra associazione.

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