A COCHABAMBA ME VOY

diario boliviano

Italia: Odissea di una Boliviana

Filed under: Notizie, Politica — Giacomo e Francesca at 1:40 pm on Sunday, September 20, 2009

Por ENEKORiportiamo un articolo pubblicato da Bolpress, una importante agenzia di stampa Boliviana, il 9 Settembre scorso. Il caso è stato anche trattato dal Corriere della Sera.

Milano, Italia. Si chiama Lourdes, ha 39 anni ed è di Cochabamba. Vive e lavora in Italia da 5 anni, è arrivata accompagnata da suo marito e da due dei suoi figli, il maggiore di 22 e il minore di 6. Lourdes lavora come domestica in 13 famiglie di Milano, inizia alle 7 del mattino e termina alle 7 della notte. Tutti i giorni da lunedì al sabato.

Lava, stira, si occupa della pulizia della casa, da un occhiata alla nonna che è nell’altra stanza o al bebè che sta giocando, bagna i fiori, ovvero, fa le mille cose che i padroni di casa non possono fare perché sono al lavoro. Tutto questo in 13 case differenti. 2ore in una casa, 3 nell’altra, e così per tutta la settimana. Guadagna da 800 a 900 euro al mese. Ma Lourdes è una senza permesso o meglio detto come si dice in Italia è una ‘clandestina’.

Il primo di settembre è iniziata la regolarizzazione delle tante domestiche ‘clandestine’”. Deve presentare tutta una serie di documenti e soprattutto deve versare un apporto forfettario di 500 euro, che dovrebbe essere versato dal datore di lavoro.

La signora Lourdes inizia da questo ultimo dettaglio: “I 500 euro li pago io” -dice- “il problema è che lavoro in 13 case differenti e non raggiungo le 20 ore settimanali in una sola casa, che è la condizione principale e necessaria per uscire dalla clandestinità“. Dei suoi 13 padroni di casa nessuno ha l’intenzione di fare un contratto per le 20 ore settimanali.

“E pensare -dice- che sono persone buone, amabili, a Natale mi fanno regali, d’estate mi lasciano le chiavi delle loro case, sono quasi una persona di famiglia, si fidano di me, ma non mi vogliono fare un contratto nonostante in queste case lavori da diversi anni”. “Il tempo passa -continua- e il 30 settembre termina la regolarizzazione, lavoro più di 20 ore alla settimana, a volte anche 30, ma non ho la possibilità di essere una persona ‘normale’ senza la paura di essere rimpatriata per essere ‘clandestina’”.

Lourdes vive in una casa in affitto, è riconoscente all’Italia, guadagna sufficientemente per aiutare la sua famiglia in Bolivia, ma non sa come terminerà questa odissea. Spera, logicamente, che si risolva positivamente. La sua condizione di ‘clandestina’ comporta inoltre di non poter essere visitata da un medico per la paura di essere denunciata.

Tutto questo grazie a un piccolo partito xenofobo e razzista radicato nel nord Italia, stretto e fedele alleato del partito di Berlusconi che ha emanato un decreto severo contro i ‘migranti clandestini’ e che è stato criticato dai partiti dell’opposizione, dalla Conferenza Episcopale Italiana e anche dal Vaticano, per essere considerata una legge non adatta a un paese civilizzato come l’Italia.

Le cause del golpe in Honduras?

Filed under: Notizie, Politica — Giacomo at 10:30 am on Thursday, July 23, 2009

La Chiquita in America Latina (di Nikolas Kozloff)

Quando i militari Honduregni hanno abbattuto il governo democraticamente eletto di Manuel Zelaya 2 settimane orsono, i vertici della multinazionale delle banane “Chiquita” hanno probabilmente tirato un sospiro di sollievo.
All’inizio di quest’anno la grande compagnia ortofrutticola si è unita alla “Dole” nel criticare il governo di Tegucigalpa quando quest’ultimo ha alzato la paga base del 60%. La Chiquita ha fatto presente che la nuova regolamentazione statale avrebbe drasticamente abbassato i loro profitti, imponendo alla ditta di sostenere costi maggiori di quelli ad esempio del Costarica: 0.20$ in piu` per gli ananas e 0.10$ per le banane, per ogni 15 Kg circa, tanto per essere precisi.

Chiquita si è dunque lamentata della possibile perdita di milioni di dollari se fosse passata la riforma sindacale di Zelaya, considerando che la produzione complessiva si aggira sugli 8 milioni di quintali di ananas e sui 22 milioni di quintali di banane all’anno.
Quando il decreto sulla paga minima è stato approvato, la Chiquita ha cercato aiuto e si è appellata al “Honduras National Business Council” (COHEP in spagnolo) e il COHEP si è mostrato contrario tanto quanto la Chiquita.

Leggi tutto su Selvas Blog.

Golpe in Honduras

Filed under: Notizie, Politica — Giacomo e Francesca at 2:37 pm on Saturday, July 4, 2009

Domenica 28 giugno l’Honduras si è risvegliato con il suo presidente democraticamente eletto esiliato, i soldati per le strade e un nuovo dittatore, Micheletti, eletto per alzata di mano dal parlamento. Ci uniamo al coro di tutti quelli che hanno condannato questo golpe di stato (in primis ONU, Unione Europea, Stati Uniti, Organizzazione degli Stati Americani) non perché appoggiamo il governo di Zelaya (che non conosciamo) ma perché appoggiamo i processi democratici. Allo stesso tempo ci scandalizziamo per la maniera di gestire le informazioni su quello che sta succedendo nel paese centro-americano da parte dei maggiori media europei, el País in testa.

Nessuno dice che il referendum, che ha scatenato l’ira dei militari e dei giudici, era una sola convocazione con il quale si chiedeva un parere per valutare se eleggere una assemblea costituente incaricata riscrivere la costituzione (la cui storia la potete trovare QUI). Nulla chiedeva sulla rieleggibilità, che sarebbe stata eventualmente valutata dalla assemblea stessa. E nessuno ricorda che in Honduras 225 famiglie sono proprietarie del 75% delle terre, e che i tre quarti della popolazione vive nella povertà. Forse è stata la paura di una possibile riforma agraria? O forse di una riforma democratica dello stato?

Ci chiediamo come i media possano limitarsi a indicare nella volontà di Zelaya di farsi rieleggere, mediante una modifica costituzionale, il motivo che ha spinto i soldati ad agire. È possibile che tra le modifiche che sarebbero state apportate avrebbe trovato posto anche la possibile RIELEZIONE DEMOCRATICA di un presidente per più di un mandato consecutivo, ma… per caso nei nostri paesi europei viene impedita la rielezione consecutiva? La stabilità di uno stato, e di un processo di cambio, non richiede forse tempi medio lunghi? Ci chiediamo anche perché i media europei vedono sempre negativamente la volontà di aprire le porte a una possibile rielezione della carica presidenziale in sudamerica (vedi Venezuela e Bolivia, dove tra l’altro a metà mandato è possibile rimandare a casa il presidente eletto attraverso un referendum revocatorio…), visto che è comunque condizionata da una elezione democratica.

Se volete maggiori informazioni potete seguire gli eventi sul sito de Gennaro Carotenuto e su Selvas. Per sapere qualcosa in più di Micheletti, leggete la sua “audace” intervista su Repubblica di venerdì 3 luglio.

L’acqua nella Nuova Costituzione Politica dello Stato Boliviano

Filed under: Notizie, Politica — Giacomo at 1:29 pm on Friday, February 20, 2009

La Bolivia fu sul palcoscenico mondiale quando, nei primi mesi del 2000 con la famosa “guerra dell’acqua“, i movimenti sociali scacciarono da Cochabamba la multinazionale “Aguas del Tunari” che gestiva l’acquedotto cittadino. La privatizzazione, fortemente voluta dal Banco Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale in un’ottica di liberalizzazione dei servizi di base, produsse a Cochabamba come a La Paz (con “Aguas del Illimani”) un incremento delle tariffe che, nel delicato contesto socioeconomico boliviano, causò non poche difficoltà alle fasce economicamente più deboli della città. Ad aggiungere problemi si mise anche la legge 2029, che consentendo l’ingresso di aziende private nella gestione dei servizi di base, permetteva la privatizzazione dei sistemi di irrigazione, gestiti in prevalenza direttamente dalle comunità campesine beneficiarie. Tali fattori fecero scoppiare la rivolta che costrinse il governo di Banzer (ex generale e dittatore salito al potere nel 1971 con un colpo di stato e poi in seguito eletto democraticamente nel 1997) a rompere il contratto con la statunitense Bechtel e l’italiana Edison, capifila del contratto di “Aguas del Tunari”. Le violente manifestazioni furono represse con forza e lasciarono 7 morti tra i civili e 1 tra i militari.

In seguito alla rottura del contratto con “Aguas del Tunari” e all’abrogazione della Legge 2029 si moltiplicarono in Bolivia, ma soprattutto a Cochabamba, le organizzazioni della società civile aventi come scopo lo studio delle problematiche dell’accesso all’acqua. I movimenti erano diretti dalla “Coordinadora para la defensa del agua y de la vida” che nacque nell’occasione degli scontri della Guerra dell’Acqua. I movimenti, comprendenti comitati di quartiere, organizzazioni campesine, consorzi di irrigazione ecc., hanno contribuito attivamente alla formulazione di proposte legislative volte al riconoscimento dell’acqua come diritto fondamentale dell’uomo, inalienabile e che esula dalle leggi del mercato.

Gli articoli riguardanti l’acqua e le risorse naturali contenuti nella nuova costituzione boliviana approvata lo scorso 25 gennaio sono il risultato di questo processo altamente simbolico. La partecipazione della società civile nella loro redazione è stata importante e ha contribuito fortemente alla scelta delle linee guida.

In sintesi la nuova carta magna stabilisce che l’accesso all’acqua è un diritto fondamentale di ogni persona, analogamente ad una alimentazione sana e sufficiente (art. 16/I). Lo stato dovrà garantirne un accesso adeguato a tutta la popolazione (art. 16/II) secondo principi di solidarietà, complementarietà, reciprocità, equità, diversità e sostenibilità (art. 373/I). Innovativo è il diritto sancito ad un accesso equitativo dei servizi basici, ovvero acqua, fognatura, elettricità, gas domiciliare, servizio postale e telecomunicazioni (art. 20/I). La equiparazione tra servizio fognario e servizi idrici è estremamente importante e innovativa in un paese afflitto dalla piaga delle diarree infantili, se si considera che la causa delle infezioni deriva da uno scorretto stoccaggio dei reflui organici. Sarà un dovere dello stato fornire i servizi basici elencati, attraverso imprese pubbliche, miste, cooperative o comunitarie. Solo nel caso dei servizi di gas, elettricità e telecomunicazioni potranno essere stabiliti contratti con società private purché questi rispondano a criteri di universalità e accessibilità (art. 20/II). Nella gestione dei servizi dovrà esserci controllo e partecipazione sociale. L’articolo 20/III stabilisce che i servizi idrici e di fognatura sono dei diritti umani pertanto non oggetto di concessione ne privatizzazione. Sarà da vedere come le leggi attuative regoleranno gli accordi di utilizzo privato dell’acqua.

Nell’ambito delle competenze, si stabilisce il ruolo dello stato nella gestione delle risorse naturali strategiche, tra le quali vengono incluse le “fonti d’acqua” (art. 298). Saranno invece soggetti a competenze compartite con i vari enti territoriali autonomi (dipartimenti, provincie, municipi e comunità indigene originarie campesine) i progetti relativi all’approvvigionamento di acqua potabile (art. 299). In particolare le autonomie originarie indigene campesine avranno la competenza sui sistemi di irrigazione (che spesso hanno carattere comunitario).

Un altro aspetto importante che viene contemplato dalla costituzione è il concetto della vulnerabilità delle risorse idriche, sotterranee e superficiali, ed il riconoscimento delle loro funzioni ambientali, ma anche sociali e culturali (art. 373/II). L’uso di tali risorse sarà prioritariamente per “la vita” (art. 374/I) e la pianificazione di eventuali altri usi dovrà essere effettuata dallo stato congiuntamente alle comunità che vivono della risorsa, nel rispetto dei loro usi e costumi (importante per quanto riguarda le opere di irrigazione). Un altro aspetto importante è il riconoscimento delle falde “fossili”, ovvero quelle falde che sono localizzate prevalentemente sull’altipiano in clima arido, dove le scarse precipitazioni non permettono una sufficiente ricarica sotterranea. Queste falde dovranno essere tutelate dallo stato con priorità (art. 374/III), effettuando studi sulla sostenibilità dello sfruttamento al fine di incentivare un accesso equo alla risorsa (art. 375/III). Quest’ultimo aspetto è molto importante se si considera che proprio nelle aree aride dell’altipiano sono concentrate le maggiori attività minerarie che spesso necessitano di abbondante acqua nel processo produttivo. Questa coincidenza ha causato nel passato, e causa attualmente, numerosi conflitti tra le società minerarie e le comunità di agricoltori.

Santos Ramirez: la corruzione buona

Filed under: Diario, Politica — Giacomo at 5:54 pm on Saturday, February 14, 2009

Da qualche giorno è alla ribalta su tutte le prime pagine dei giornali il caso di Santos Ramirez, uomo di punta del Movimento al Socialismo, molto vicino ad Evo Morales, nonché presidente della YPFB, la impresa statale che gestisce le risorse petrolifere boliviane fresche di nazionalizzazione. In seguito all’omicidio di un impresario appaltatore della YPFB, è stato scoperto un caso di corruzione (450 mila dollari). Le indagini in corso stanno svelando, come se fosse stato aperto il Vaso di Pandora, vari contratti truccati per fare favori ad impresari amici di Ramirez, e a Ramirez stesso. Ma il “vaso” sta fornendo altri dati inquietanti. Nella polemica furente di questo giorni si affrontano i sostenitori del presente governo con quelli dei precedenti, di Carlos Mesa e Gonzalo Sánchez de Lozada. I primi sostengono che il caso recente è solo una briciola rispetto alla corruzione diffusa nelle precedenti gestioni. Gli altri, cifre alla mano, sono pronti a giurare che vecchi i funzionari erano si corrotti, ma le cifre in ballo erano nettamente inferiori a quelle attualmente in discussione. Nella vivacità del dibattito tutti concordano nell’affermare che la corruzione era presente allora come ora e la discussione si riduce a una questione di cifre e al fatto che, come sostengono alcuni sostenitori di Ramirez, i fatti attuali sono intervenuti in un contesto di “lavori per il popolo”, mentre prima si sarebbe trattato di una svendita del paese. Ah beh…

“Povera patria, schiacciata dagli abusi di potere, di gente che non sa cos’è il pudore, si credono potenti e gli va bene quello che fanno e tutto gli appartiene”, F. Battiato, Povera Patria.

Risultati referendum “dirimidor”

Filed under: Politica — Giacomo at 7:22 pm on Tuesday, February 3, 2009

Come accennato nel post del 1 Febbraio sui risultati quasi definitivi del referendum costituzionale (a tal proposito comunico che finalmente hanno terminato lo spoglio…), nella stessa data è stato sottoposto a parere popolare anche un quesito sul limite massimo di estensione del latifondo.

La necessità di indire un referendum su un punto così delicato è stata determinata dall’acceso scontro creatosi tra le varie parti politiche (o forse è meglio dire tra terratenenti e non) che non ha permesso all’Assemblea Costituente di raggiungere un accordo. La scelta offerta dal quesito era tra 5′000 o 10′000 ettari.

I risultati hanno dato per vincente con chiarezza l’estensione minore, con una percentuale dell’80.65%. Una analisi più attenta dei dati indica che in tutte le provincie della Bolivia ha vinto la scelta dei 5′000 ha, con percentuali che oscillano tra il 53% (Provincia Angel Sandoval, nell’estremo oriente del Departamento de Santa Cruz) e il 98% (Provincia Tapacari, Departamento de Cochabamba).

È evidente che la problematica dell’accesso alla terra è sentita in una nazione dove sembrerebbe che l’87% della terra produttiva sia in mano a solo il 7% della popolazione. L’unica pecca è che la nuova norma appena approvata non sarà retroattiva.

Le donne e le proposte per la Nuova Costituzione

Filed under: Politica — Francesca at 4:05 pm on Tuesday, February 3, 2009

Nei mesi precedenti alla approvazione della Nuova Costituzione Politica dello Stato, donne di tutte le estrazioni sociali, culturali e politiche della Bolivia hanno contribuito alla redazione del testo inviando all’Assemblea Costituente delle proposte di articoli. Anche CESAT, nel Cono Sur Cochabambino, ha contribuito a questo processo partecipativo organizzando gruppi di discussione sui problemi di genero e sull’emancipazione femminile. Le proposte nate dalle donne in tutta la Bolivia sono state inviate alla Assemblea Costituente, che in buona parte le ha accolte.

Ecco il risultato. Riportiamo in sintesi gli articoli della Nuova Costituzione nati da questo processo di partecipazione femminile.

L’articolo 8 indica l’importanza del rispetto dell’uguaglianza di genero nei principi basici dello stato boliviano. In particolare, gli art. 300 e 302 dichiarano che tra le competenze delle nuove autonomie (dipartimentali e municipali) c’è la promozione e lo sviluppo di progetti e politiche per l’infanzia e l’adolescenza, per la donna, gli anziani e le persone con deficienze.
L’art. 14 dichiara che lo stato deve sanzionare ogni discriminazione che sia di genero, per la situazione economica, il livello d’istruzione, la gravidanza, il tipo d’occupazione, etc. In questo paese, questi aspetti colpiscono in maniera maggiore le donne ed è per questo che è necessario distinguerla dall’uomo, proprio per la sua condizione più critica.
L’art. 15 si concentra sulla violenza e indica che tutte le persone hanno diritto alla vita e all’integrità fisica, psicologica e sessuale. In particolare sottolinea il ruolo spesso di vittima della donna e la difende.
Gli art. 63 e 64 sottolineano l’uguaglianza dei diritti e doveri dei coniugi nella famiglia.
L’art. 48 indica che tutti hanno diritto a un lavoro degno, senza discriminazione e con ugual salario per un lavoro di ugual valore. Non si possono licenziare donne in stato di gravidanza o con figli con meno di un anno di età.

Anche gli aspetti politici legati alle donne sono presi in considerazione nel nuovo testo.

Gli art. 147 e 210 costruiscono la base per una partecipazione ugualitaria a tutti i livelli della politica. Gli stessi partiti dovranno presentare liste con il 50% di presenze femminili. Per quanto riguarda il sistema di si dovrà aspettare la legge che applicherà questo principio costituzionale.
Gli art. 395 e 402 sono particolarmente cari alle donne delle aree rurali perché indicano che nella riforma agraria che si intende realizzare bisognerà tenere conto delle donne nella redistribuzione delle terre coltivabili. Inoltre proibiscono la discriminazione nei confronti delle donne all’accesso, alla proprietà e all’eredità della terra. Infine la Nuova Costituzione Politica dello Stato riconosce il valore economico del lavoro domestico.

Queste norme costituzionali possono servire per una riflessione sulla situazione della donna anche nelle nostre società, svizzera o italiana che sia.

Risultati “finali” referendum costituzionale 25 Gennaio 2009

Filed under: Notizie, Politica — Giacomo e Francesca at 5:54 pm on Sunday, February 1, 2009

Con estrema calma, la Corte Nacional Electoral sta scrutinando i dati del referendum per la approvazione della nuova costituzione svoltsi domenica scorsa, 25 Gennaio 2009. Ad oggi le operazioni di spoglio non sono ancora terminate, ma avendo raggiunto una percentuale del 99.98% delle schede, i dati possono essere considerati definitivi.

A livello nazionale, il SI vince con il 61.43% dei voti. Su 9 dipartimenti 5 sono a “favore”, anche se Chuquisaca raggiunge appena il 51.54%. Il dipartimento dove il SI ha avuto la vittoria più ampia è quello di Potosí con l’80.07% dei voti. Al contrario, nel dipartimento di Beni è stato raggiunto il minimo dei consensi, pari al 32.67%. Nel dipartimento di Santa Cruz, capofila dei movimenti a favore del NO, i favorevoli al cambio costituzionale sono il 34%.

Abbiamo elaborato i dati raccolti in due cartine che illustrano la “distribuzione dei consensi” a livello dipartimentale e provinciale. È evidente la divisione tra est (”media luna”, ovvero la regione caratterizzata dalla presenza delle grandi industrie agropecuarie e dei giacimenti di gas e petrolio) e ovest (area andina tipicamente mineraria e di piccola agricoltura di sussistenza), ma anche tra cittá e campagna (vedere la carta a livello provinciale).

È anche evidente che le “spaccature” sono maggiori nelle aree indipendentiste. Ovvero, se nei 5 dipartimenti dove ha vinto il SI (La Paz, Cochabamba, Oruro, Potosì e Chuquisaca) sono solo 2 su 78 le provincie per il NO (le provincie delle cittá di Cochabamba e Santa Cruz, ovvero Cercado e Oropeza), nei dipartimenti per il NO il fronte si presenta ben più spaccato, con 10 provincie su 34 in cui il SI vince raggiungendo anche percentuali del 68.88% (Provincia di Ichilo, Dep. S. Cruz).

Durante questo evento referendario, i cittadini Boliviani erano anche chiamati a scelgliere la massima estensione del latifondo. La scelta offerta dal testo costituzionale era tra 5′000 o 10′000 ettari. In questo caso i Boliviani hanno votato in massa (l’80.65%) per la riduzione del latifondo a 5′000 ettari, mostrando che anche molti di coloro che sono contrari all’approvazione del testo costituzionale, avvertono nella estensione del latifondo un problema da correggere.

Votazione per la Nuova Costituzione Politica dello Stato Boliviano: prime previsioni

Filed under: Notizie, Politica — Francesca at 11:19 pm on Sunday, January 25, 2009

Raul Lara torrez posa con Evo Morales

Oggi si è votato per approvare la Nuova Costituzione Politica dello Stato Boliviano. Alle ore 18 la radio Panamericana, molto critica nei confronti del governo di Evo, presentava i primi exit poll: a livello nazionale il SI avrebbe vinto con il 60% dei voti.
Questo netto risultato a livello nazionale è però offuscato dai dati dipartimentali, infatti 5 dipartamenti su 9 (Santa Cruz, Beni, Pando, Tarija, Chuquisaca) avrebbero rifiutato la proposta con percentuali anche del 70% (Santa Cruz e Beni). Inoltre solo 3 città capitali (La Paz, Potosì, Oruro) hanno votato per il SI, mentre le altre 6 (tra cui Cochabamba) hanno espresso un voto contrario alla proposta.
Chi ha votato nettamente per il SI è stato il dipartimento di La Paz, che ha accettato la nuova costituzione con più del 70% dei voti, e visto che è la regione ampiamente più popolata del paese, ha spianato la strada alla vittoria a livello nazionale. Deve comunque far riflettere il dato della città di La Paz, dove il SI vince con il 60%, dato in ribasso rispetto al referendum revocatorio per il mandato presidenziale del passato agosto.
Senza dubbio a livello nazionale ha vinto la proposta. Evo Morales dalla piazza Murillo (la piazza centrale di La Paz di fronte al governo e al parlamento) ha esclamato che il popolo Boliviano ha deciso di dare una svolta al paese e finalmente di abbandonare il passato coloniale.
Ma il risultato dei dipartimenti oppositori pone molti dubbi sulla reale possibilità di mettere in pratica la Nuova Costituzione anche in questi territori. I prefetti dei dipartimenti che hanno votato per il no festeggiano il loro risultato, affermando che la nuova Costituzione non entrerà in vigore nelle loro regioni.
Adesso non ci resta che aspettare, prima di tutto i dati ufficiali e poi cosa succederà se le informazioni attuali saranno confermate: la popolazione e le autorità che hanno votato per il NO accetteranno serenamente il risultato delle urne a livello nazionale? Si cercherà una soluzione attraverso il dialogo? Si applicherà la costituzione con la forza?

Nella foto: il pittore Raul Lara Torrez posa con “il presidente Evo Morales” alla cerimonia di chiusura della campagna per il SI, Cochabamba, il 22 Gennaio 2009. Evo Morales era presente anche in carne ed ossa, ma è decisamente più difficile da fotografare…