In varie occasioni dal 2004 ad oggi si sono osservati a Cochabamba casi di acquisto collettivo dell’acqua. Ovvero, alcuni comitati di distribuzione, per far fronte fondamentalmente ad emergenze, comprano acqua dal gestore pubblico municipale, Semapa, per alimentare le proprie reti. L’acqua, comperata ad un prezzo contrattato ad ogni occasione, viene rivenduta tra i soci dell’associazione secondo regole stabilite dagli stessi beneficiari.
Nonostante si tratti di casi isolati, il sistema si è più volte dimostrato efficace, tanto che questa forma di acquisto in blocco si è progressivamente ampliata, a causa delle numerose difficoltà prevalentemente tecniche che comporta lo sfruttamento delle fonti idriche nel sud di Cochabamba. Prima tra queste, la estrema difficoltà di gestire opere di captazione in maniera sostenibile ed efficiente; ma anche la difficoltà di recuperare acque di qualità o applicare sistemi di trattamento. Si è cosi aperta poco a poco l’idea della cogestione, che è stata discussa durante l’ultima Feria dell’Acqua di Cochabamba organizzata da AsicaSur, l’associazione che riunisce gran parte dei sistemi comunitari di distribuzione dell’acqua. La cogestione consiste in un’alleanza tra le istituzioni pubbliche (nel caso specifico, Semapa, ma in generale lo stato) e comunitarie, per fare in modo che ciascuna delle due si occupi di quello che sa fare meglio. Lo stato, che dovrebbe avere risorse economiche, tecniche ed umane adeguate, si farebbe carico della raccolta dell’acqua, del suo trattamento e della protezione delle fonti (leggi sull’uso del suolo, pianificazione territoriale etc); i comitati idrici invece, per il forte contatto con le basi sociali, si occuperebbero della distribuzione, garantendo l’accessibilità e un servizio trasparente, controllato direttamente dai beneficiari secondo le modalità che la comunità stessa decide.
La difficoltà con cui però ci si sta scontrando nel processo di diffusione dell’esperienza, è legata al calcolo del costo dell’acqua. Ovvero, quanto costa a Semapa, o in generale all’ente statale, produrre l’acqua che vende in blocco, senza i costi di distribuzione? Il problema è che una risposta attualmente non c’è e che sono in molti, amministratori e funzionari pubblici, quelli che non la vogliono nemmeno cercare. Nel costo “grezzo” dell’acqua entrano infatti grandi problemi di inefficienza, corruzione e nepotismo. Ad esempio attualmente Semapa da lavoro a un numero di operai manutentori della rete pari a 5 o 6 volte il numero “normalmente necessario”, nonostante la rete faccia letteralmente acqua da tutte le parti: si stima che almeno il 50% dell’acqua raccolta venga persa nel trasporto, a cui probabilmente bisogna aggiungere numerosi allacci illegali. Il bilancio di Semapa è in forte perdita da anni. Varie amministrazioni hanno cercato di sanare i conti, iniziando ad analizzare i costi dell’azienda, ma si sono fermati davanti a un sostanziale muro di gomma eretto a protezione di numerosissimi interessi privati.
Ora i comitati d’acqua entrano a gamba tesa nella spinosa discussione, esigendo che venga rispettato il loro diritto di ricevere acqua e di poterla gestire secondo le loro usanze o, come si dice qui, secondo i loro “usi e costumi”, e con questo il diritto di pagare solo il reale costo di produzione sgravato dalla parte relativa alle funzioni che in anni di assenza statale hanno loro malgrado assunto. Non sarà una semplice discussione economica o amministrativa. Si discuterà di modelli di gestione e di come la corruzione e l’inefficienza stiano attualmente compromettendo il riconoscimento di un diritto, nonostante gli sforzi del governo attuale di limitare la piaga. La discussione dai quartieri periferici di Cochabamba è arrivata rapidamente negli uffici politici di La Paz. Speriamo che la discussione non si fermi a un semplice accordo “di convivenza” (e convenienza) ma arrivi al nocciolo del problema, ovvero della sostanziale inadeguatezza degli enti pubblici, incapaci di far rispettare i diritti più fondamentali. In questo caso, ancora una volta, le comunità dei quartieri del Sud di Cochabamba organizzate ci mostrano come una partecipazione politica attiva e combattiva della popolazione possa permettere un miglioramento della qualità della vita.
