
Nella concezione del lavoro educativo e artistico di “educar es fiesta”, l’attitudine, ovvero il tipo di relazione che si costruisce con i bambini e adolescenti, ha molta importanza, anzi si considera che è uno degli elementi che hanno permesso i risultati fin qui ottenuti. “educar es fiesta” vede nell’educazione un processo dove costruire relazioni educative che permettano dare un senso all’esistenza, che cercano di sviluppare le capacità e le abilità psico sociali necessarie ad affrontare la vita, per conquistare la libertà personale, la autodeterminazione responsabile e solidale con il resto degli esseri viventi.
Alla base di questo pensiero c’è la “pedagogía del la ternura” o “pedagogía del buen trato” (pedagogia della tenerezza o del buon tratto), corrente nata e sviluppatasi in Sud America, in particolare in Colombia e in Perù, in zone di guerra o di grande violenza. Zone dove le relazioni interpersonali erano caratterizzate dalla violenza, dall’insicurezza, dalla paura e dal sospetto. Fattori alla base delle buone relazioni sociali e personali come la solidarietà, l’affettività, la sicurezza avevano dovuto ripiegarsi negli ambiti più privati e nascosti delle persone. La “pedagogía de la ternura” nasce come una necessità per tornare a quella normalità che permette alle comunità di crescere e svilupparsi in maniera sana, senza esclusioni o oppressioni. L’idea è che attraverso una certa maniera di relazionarsi che ha alla base il riconoscimento del valore di ogni persona, l’ascolto, l’accoglienza, la chiarezza, l’empatia ma anche la costruzione e il rispetto di regole di convivenza, si possa riuscire a costruire una società capace di accogliere tutti e farli partecipi del suo sviluppo, diminuendo i disagi spesso alla base di atti di violenza.
Tutto questo lo si può incontrare anche nelle relazioni socio educative che esistono tra maestro e allievo, tra genitori e figli e come nel nostro caso tra educatori e partecipanti alle attività educative e artistiche. In queste relazioni l’adulto deve essere l’attore che rafforza l’autonomia, la libertà di scelta responsabile personale e collettiva, la partecipazione attiva dei ragazzi. Deve essere colui che protegge l’infanzia promuovendo lo sviluppo di bambini e adolescenti come attori principali della loro esistenza e non attori passivi di decisioni altrui.
“educar es fiesta” ha racchiuso in alcuni punti questa idea per comunicare e invitare tutti a costruire questo tipo di relazioni, per invitare alla riflessione su come ci relazioniamo tutti i giorni con gli altri.
Come costruire relazioni di buon tratto:
1. Riconoscendo che siamo unici e irripetibili
Cosí devo riconoscere gli altri e che loro riconoscano me. Bisogna essere disposti ad accettare e rispettare le differenze sociali, culturali, generazionali e personali.
2. Coltivando la capacità di mettersi nel posto dell’altro
Sapersi mettere nel ruolo dell’altro per poterlo comprendere e così poter discutere in maniera costruttiva con lui.
3. Praticando una comunicazione effettiva
Esprimere quello che si sente, che ci piace e non piace in maniera chiara e allo stesso tempo con la responsabilità di ascoltare gli altri e rispettare le loro opinioni.
4. Curando l’armonia tra gli esseri umani
Sapendo che le nostre azioni influiscono e possono danneggiare gli altri e che le azioni degli altri influiscono e possono danneggiarci.
5. Facendo accordi e rispettandoli
Per superare errori e conflitti perché siamo differenti e abbiamo forme distinte di pensare e attuare. E’ importante imparare a con-vivere rispettando limiti e regole per relazionarci meglio.
La mia esperienza con i bambini e adolescenti di Ushpa Ushpa non fa che confermare questo pensiero. Grazie all’attitudine aperta, di riconoscimento, di ascolto, i ragazzi con cui stiamo dimostrano il loro valore che invece in altri ambiti, come la scuola, non riescono. Il fatto di offrire uno spazio dove i bambini e gli adolescenti sono valorizzati per quello che sono, permette loro di sviluppare capacità che sembravano non avere. Sempre con l’idea che siano il più autonomi possibile.
Per chi volesse approfondire e conosce lo spagnolo, invito alla lettura di Alejandro Cussianovich, un pedagogo peruviano che ha scritto molto sul tema.